Cronaca

Metal detector portatili nelle scuole, pronta una circolare del ministero, ma c’è chi si è portato avanti da tempo

Metal detector nelle scuole, in attesa dell’ordinanza del Governo c’è chi si è già adattato alla nuova realtà da tempo. È stata Valeria Pirone, la preside dell’istituto Marie Curie di Ponticelli, nel napoletano, la prima a richiedere, circa due anni fa, l’intervento di controlli delle forze dell’ordine con metal detector nella propria scuola, e pare funzionare. L’urgenza di agire in questa direzione arrivò subito dopo il sequestro di un coltello, appartenente a uno degli studenti. Quell’episodio permise alla dirigente scolastica di capire che c’era bisogno di monitorare la situazione, per scongiurare l’ipotesi di improvvise aggressioni. Si accorse, infatti, del pericolo che rendeva instabile la vita tra le mura dell’istituto. Riuscì a far scattare le verifiche grazie all’intesa con il prefetto Michele Di Bari, che colse la sua richiesta, confermando l’esigenza di tale scelta. Ciò che più preoccupava allora, e spaventa ancora adesso, è la facilità con cui i ragazzi riescono a procurarsi le armi bianche, per poi utilizzarle con estrema rabbia e incoscienza.

Oggi Valeria Pirone si dice a favore della proposta che arriva dal ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara. Quest’ultimo, in seguito a vari episodi di violenza avvenuti in diverse scuole d’Italia e, in particolare, dopo la tragica uccisione di Youssef Abanoub, il 18enne accoltellato da un compagno di scuola dell’istituto Einaudi – Chiodo di La Spezia, ha deciso di proporre alle scuole maggiormente a rischio di organizzare dei controlli di monitoraggio. Le dovute verifiche non avverranno in maniera generalizzata, ma soltanto nei casi in cui i dirigenti e la comunità scolastica lo riterranno necessario, in intesa con il prefetto, proprio come accaduto con l’istituto di Ponticelli. La preside, come anticipato, appoggia pienamente tale proposta, consapevole di quanto la sua scelta abbia reso sicura la scuola che dirige. Inizialmente gli studenti, non abituati agli screening magnetici effettuati da polizia e carabinieri, hanno reagito con preoccupazione alla novità, ma col tempo hanno compreso l’importanza di vivere in un ambiente scolastico rassicurante. I controlli vengono svolti circa due o tre volte l’anno, senza sfociare in eccessive verifiche. Con questa decisione lungimirante, la donna è riuscita ad allontanare dall’istituto la pericolosa ombra della violenza giovanile. Il lavoro da portare avanti per arginare questo fenomeno non termina, però, qui. Risulta essenziale indirizzare i più giovani verso una nuova prospettiva, insegnandogli che la vita non è violenza e sopraffazione. La scuola deve impegnarsi concretamente, attraverso progetti di ascolto e sensibilizzazione, affinché gli studenti comprendano quanto il rispetto del prossimo sia alla base di ogni rapporto umano. Valeria Pirone ha aperto la strada ad una realtà che potrebbe risolvere, almeno in parte, questa gravissima piaga sociale.