Sergio Mattarella: “Preoccupazione per il ritorno di strategie predatorie che credevamo sepolte”
La cultura è “il motore e il collante della civiltà” ed è il principale “strumento di convivenza, di dialogo e dunque di pace”. Sergio Mattarella partecipa all’inaugurazione de L’Aquila Capitale italiana della Cultura 2026 e ricorda i tanti motivi di preoccupazione che l’attualità propone: dalle guerre in atto che portano morte e devastazione, alla “volontà di dominio sugli altri”, al riapparire di “strategie predatorie che pensavamo archiviate dal Novecento”. L’invito del Presidente della Repubblica è dunque quello di consentire alla cultura “di svilupparsi, di farsi strada, di seminare e lasciare tracce” perché, insiste, “investire in cultura vuol dire investire nella comunità, nello sviluppo della coscienza civile, vuol dire investire in democrazia”. Il Capo dello Stato saluta e ringrazia le tante autorità presenti, dal ministro della Cultura, Alessandro Giuli, al titolare dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, e ricorda anche “i benefici che l’economia trae dalla cultura”. Nel suo intervento non dimentica l’importanza delle aree interne, il loro ruolo per lo sviluppo del Paese, e le sfide che attendono risposte, a iniziare da quelle imposte dalle nuove tecnologie che “devono aiutarci anche a rendere più vivibili e connessi i luoghi più lontani, devono aprire la porta a modi di produrre e di vivere più sostenibili”. Il cambiamento va però “affrontato preservando e attualizzando i valori umani e civili che sono frutto di grandi conquiste e grandi sacrifici”, avverte Mattarella che sprona tutti a contrastare anche “le esclusioni, le marginalità, gli squilibri territoriali e ambientali” per “rafforzare la coesione e dunque l’unità dell’Italia”. C’è tanto bisogno di questo seme nel mondo in cui ci troviamo. Un seme che può rendere ancora più prezioso e affascinante l’anno da Capitale italiana della cultura. Cultura – scandisce – è rifiuto di ogni forza ostile che cerchi di comprimere l’umanesimo e dobbiamo saper attingere e ispirarci alle nostre radici”. L’augurio che infine lascia a chi lo ascolta è quello “di contribuire a riempire sapientemente i vuoti di questo cambiamento d’epoca. Le arti, gli spettacoli, le iniziative a carattere educativo e sociale – conclude – produrranno certamente opportunità per dare fiducia e per immetterla nella comunità”.
(Fonte Agi)
