Esteri

Le parole di Trump dopo l’attacco in Venezuela: “Gli Usa gestiranno il paese fino a una transizione sicura”

Il nuovo anno inizia col botto, altro che botti di Capodanno. L’attacco statunitense al Venezuela è un indicatore piuttosto preciso del fatto che attribuire a un cambio di data chissà quali speranze è un esercizio quasi del tutto inutile: il mondo non cambia da un giorno all’altro solo per un numero di una data. Era già nell’aria da un po’ e inevitabilmente si è arrivati al punto di rottura ottenuto senza il voto del Congresso quindi fondamentalmente senza un vasto consenso del popolo statunitense eccetto quello minoritario ma aggressivo della base Make America Great Again che sostiene il presidente Donald Trump. Le ultime notizie che trapelano, oltre ai raid aerei su diversi obiettivi, parlano di diverse vittime e feriti anche tra i civili e del sequestro illegale di Nicolas Maduro e della moglie probabilmente a opera di forze speciali Usa presenti sul terreno. Prese di mira anche sedi istituzionali oltre alle abitazioni private di alcuni membri del governo. Delcy Rodriguez, vice presidente del Venezuela, ha promulgato lo stato di emergenza e chiesto agli Usa di fornire le prove che Maduro sia ancora vivo.

 

Rispetto alle precedenti cosiddette operazioni di polizia internazionale condotte negli ultimi 30 anni dagli Stati Uniti e dalle varie coalizioni di alleati “volenterosi” (ci siamo dentro pure noi anche se definirci alleati è semplicemente un ridicolo vezzo) siamo in presenza di un notevole e decisivo salto di qualità: avendo il presidente Usa scavalcato il voto del Congresso si tratta di fatto di una forzatura istituzionale che spinge il paese verso il baratro della dittatura.

Gli Usa sono a un bivio della loro storia, in pieno declino e ritirata da tutti i fronti esteri, pur mantenendo una presenza militare diffusa su vasta scala ripiegano verso il loro continente, per altro anche a causa di sommovimenti interni, in questa nuova dottrina Monroe non priva di aspetti predatori. Non è solo il petrolio venezuelano per altro a suscitare queste mire predatorie in quanto quello caraibico è l’ennesimo fronte aperto dello scontro globale tra potenze: un altro dato che emerge con rilievo da alcuni analisti è che la Cina è uno dei maggiori compratori di petrolio dal Venezuela quindi in un quadro strategico va considerato anche questo aspetto: privare delle risorse il prossimo nemico. Qualche settimana fa inoltre navi da guerra russe hanno fatto capolino nel mar dei Caraibi, proprio di fronte le coste del paese sudamericano. Abbiamo già notato in precedenti articoli come il Venezuela intrattenga rapporti commerciali e militari sia con la Russia che con l’Iran, la Cina e altri paesi dei BRICS e del nuovo fronte multipolare che si contrappone alla visione fuori dalla storia di un’unica potenza che aspira al dominio del mondo.

 

Molto interessante l’analisi dell’ex ministro greco Varoufakis che parla di tramonto dell’ordine unipolare, la presenza navale russa testimonia che l’emisfero occidentale non è più di unica pertinenza statunitense. Questo perché a dispetto di ciò che si pensi gli Stati Uniti d’America non hanno più la forza di imporre il proprio volere come accadeva ormai da un paio di secoli a questa parte. Il loro complesso militare industriale inizia a mostrare le prime crepe, vi rimando ad analisi più serie e approfondite della mia. Tuttavia ci vuole poco a intuirlo anche senza grossi dati alla mano, la “fine della storia” tanto auspicata al punto che quasi quasi ci avevamo creduto non è avvenuta.

Dopo la caduta dell’Urss ci si era illusi che l’unico modello possibile fosse quello occidentale e che il resto del mondo avrebbe dovuto adeguarsi. L’espansione a est della Nato poi è andata a toccare equilibri delicati, non nascondiamoci dietro un dito: la crisi ucraina deriva da questo. La Russia alla luce del proprio glorioso passato non poteva accettare l’umiliazione e senza sparare un colpo ha mostrato ora che la dottrina Monroe è fallita. Secondo Varoufakis anche nei confronti del Venezuela è stata applicata una logica molto simile: non viene attaccato in quanto minaccia militare per gli USA ma per aver rivendicato autonomia dal punto di vista politico ed economico. La presenza russa nell’area non ha comunque motivi ideologici ma si tratta di una opportunità strategica intrapresa grazie al vuoto lasciato da altri. Il messaggio visibile è semplice: l’emisfero occidentale non è più uno spazio chiuso e il doppio standard degli Stati Uniti che mantengono una presenza militare globale senza precedenti ma che bollano come provocazioni le azioni altrui, è evidente e non più credibile. Tuttavia alcuni analisti hanno espresso alcuni dubbi riguardo l’intera operazione che al momento parrebbe conclusa dal punto di vista militare. Alla luce di ciò l’uscita di scena di Maduro potrebbe essere stata “concordata” similmente a quanto accadde in Siria con Assad.

Trump ha dichiarato di aver dato ordine alle forze armate di portare avanti una operazione militare eccezionale contro il Venezuela per portare il dittatore Maduro davanti alla giustizia americana dimostrando tutta la potenza così come accadde in Iran. L’esercito venezuelano è rimasto inerme davanti alla cattura avvenuta nella notte di Maduro e della moglie incriminati a Ny per la loro campagna di narcoterrorismo contro gli Usa. Ha dichiarato che ora gli Usa sono un paese rispettato come mai prima avendo compiuto una operazione spettacolare senza perdite con l’esercito più forte, più audace, più equipaggiato del mondo. Gli Usa gestiranno il paese finché non ci sarà una transizione sicura giusta e appropriata con pace e giustizia per il popolo venezuelano che si arricchirà. Gli Stati Uniti non possono permettere che altri prendano il controllo del Venezuela e gestiranno la giusta transizione politica.

Le aziende statunitensi investiranno miliardi di dollari per il business del petrolio per innovare le infrastrutture. Le forze armate statunitensi sono pronti a una seconda ondata se necessario. Secondo Trump Maduro era il re di una rete criminale del narcotraffico che ha portato alla morte di molti americani a causa della droga. Ha inoltre affermato che ora si trova con la moglie su una nave in rotta verso New York dove saranno giudicati per i loro crimini. Il diritto internazionale è ormai carta straccia.