La notte di Crans-Montana: sei giovani italiani morti, Gianni ha provato a salvare vite in una trappola per topi
Crans-Montana in futuro non sarà ricordata soltanto per le piste da sci, il turismo internazionale e il lusso alpino, quel nome porterà con sé una tragedia che ha segnato per sempre il Paese e la vita di tante persone, tante famiglie di chi si trovava in quel locale in quelle ore tremende. Una strage di Capodanno che non può essere archiviata come una fatalità, e infatti i due proprietari sono indagati ufficialmente per omicidio colposo. Il rogo si è sviluppato nel locale “Le Constellation”, un luogo che per anni era stato un punto di ritrovo della comunità e che, col tempo, è stato trasformato per reggere il peso di affitti sempre più alti e di un’economia che chiede di incassare di più, anche a costo di comprimere gli spazi e ignorare i rischi. In pochi minuti quel locale si è trasformato in una trappola. Centinaia di ragazzi ammassati in un ambiente chiuso, una sola via di fuga ridotta all’osso, il fuoco che corre sul soffitto e il panico che fa il resto.
Non è stata una coincidenza. Le modifiche strutturali del locale erano note, documentate, persino raccontate da chi lo frequentava. Per riuscire a sostenere affitti che arrivavano a sfiorare i quarantamila franchi al mese, il piano terra era stato ampliato aumentando i tavoli, mentre la scala che portava al seminterrato era stata ristretta di oltre la metà. Quello che un tempo era uno scalone centrale era diventato un passaggio largo poco più di un metro. In condizioni normali, già critico. In caso di emergenza, letale.
Quando il flashover ha incendiato il soffitto, non c’è stato il tempo di capire. La fuga si è bloccata, la folla ha spinto, il fumo ha invaso tutto. C’è chi filmava, chi urlava, chi restava paralizzato. Solo pochissime persone hanno provato davvero a intervenire, mentre il locale diventava un inferno. Tra chi non ha voltato le spalle c’è Gianni, 19 anni, di Ginevra. Insieme al padre hanno soccorso più persone possibili. Paolo Campolo, 55 anni, originario di Reggio Calabria, insieme al figlio Gianni sono tra gli eroi della notte di Capodanno. Come ha raccontato ad alcuni quotidiani, si trova in un ospedale di Sion e porta una maschera per respirare. Il fumo ha gravemente irritato le sue vie respiratorie. Lui e il figlio 19enne Gianni, sono entrati assieme nel locale ed hanno fatto uscire molti ragazzi dall’infermo di fumo e di fiamme, “Sono contento di quello che ho fatto”.
Gianni a soli 19 anni ha dimostrato un coraggio fuori dal comune. Era fuori quando tutto è esploso, ma è tornato indietro. I pompieri non riuscivano a entrare, le condizioni erano troppo pericolose. Le ambulanze sono arrivate con ritardo. Fuori, sotto undici gradi sotto zero, c’erano ragazzi ustionati, seminudi, in stato di shock. Gianni ha improvvisato barelle con pezzi di divano presi da un locale vicino, ha cercato coperte, ha praticato massaggi cardiaci su alcuni giovani in attesa dei soccorsi. In mezzo al caos, l’unica cosa che ha funzionato è stata la lucidità e l’umanità di un ragazzo di diciannove anni.
Il bilancio è devastante. Tra le vittime ci sono sei ragazzi italiani, tutti giovanissimi, partiti per festeggiare il Capodanno e mai più tornati a casa. Le loro famiglie hanno ricevuto la notizia che nessun genitore dovrebbe mai sentire. Non numeri, non statistiche, ma vite spezzate prima ancora di cominciare davvero. L’ambasciatore italiano in Svizzera lo ha detto senza giri di parole: esistono le disgrazie, ma questa è stata una tragedia evitabile. Sarebbero bastati prevenzione, controlli seri e un minimo di buon senso. Parole che pesano, perché inchiodano il cuore del problema. Qui non si parla di destino. Si parla di scelte. Di spazi ristretti per guadagnare di più. Di vie di fuga sacrificate. Di locali spremuti oltre il limite. Di controlli che arrivano sempre dopo, quando ormai è troppo tardi.
Crans-Montana porterà per sempre il segno di questa notte. E “Le Constellation” non resterà nella memoria come un locale, ma come il simbolo di cosa succede quando il profitto viene messo davanti alla sicurezza, sapendo di farlo. Questa non è una tragedia inevitabile. È una strage che qualcuno avrebbe potuto fermare prima.
M. S. M.
