Cronaca

La ’ndrangheta mantiene il predominio assoluto e si conferma l’attore più insidioso del narcotraffico di cocaina

La cocaina continua a essere la regina incontrastata del narcotraffico mondiale e il vero motore economico delle organizzazioni criminali in Italia. È questo il quadro che emerge, chiaro e preoccupante, dalla Relazione Annuale 2025 della Direzione Centrale per i Servizi Antidroga (DCSA), il documento di 308 pagine che fa il punto sull’attività di contrasto nel 2024. Nonostante un calo apparente nei quantitativi sequestrati, il rapporto rivela una realtà in cui il traffico non solo resiste, ma si evolve con intelligenza, sfruttando nuove rotte, tecniche sofisticate e una criminalità sempre più capace di adattarsi ai controlli. A livello globale il quadro è impressionante. Nel 2022, secondo gli ultimi dati UNODC, 23,5 milioni di persone nel mondo – lo 0,45% della popolazione – hanno fatto uso di cocaina. La produzione sudamericana ha toccato livelli record: 2.700 tonnellate nel 2022, con un balzo del 20% rispetto all’anno precedente e una superficie coltivata che ha raggiunto i 376.784 ettari nel 2023. La Colombia resta in testa con 253.000 ettari (+10%) e una produzione di cloridrato che ha sfiorato le 2.664 tonnellate (+53%). Perù e Bolivia completano il quadro come grandi hub di raffinazione e transito. In Europa la domanda è letteralmente esplosa: i residui di cocaina rilevati nelle acque reflue sono aumentati dell’80% tra il 2011 e il 2023, mentre le richieste di trattamento sono cresciute del 60%. Belgio, Olanda e Spagna continuano a essere i principali punti di ingresso, ma nel 2024 qualcosa è cambiato. I sequestri europei sono crollati: Rotterdam ha registrato un -40%, Anversa un -50%. Eppure prezzi e disponibilità sul mercato sono rimasti stabili. Segno evidente, spiega la DCSA, che i trafficanti non hanno ridotto l’offerta: hanno semplicemente cambiato strategia. E l’Italia ne è la prova vivente. Nel 2024 le Forze di polizia hanno condotto 9.502 operazioni antidroga sulla cocaina, con un aumento del 10,26% rispetto all’anno precedente. Sono state segnalate 14.507 persone (+8,16%), di cui 10.907 arrestate (+10,80%). Gli stranieri coinvolti rappresentano il 40,8% del totale, con albanesi, marocchini e tunisini in prima linea. I quantitativi sequestrati, però, sono scesi a 11.082 kg, un calo del 44,11% rispetto ai 19.830 kg del 2023. La spiegazione è chiara: la criminalità ha frammentato i carichi, distribuendo la cocaina su più container con dosi minori per minimizzare i rischi. Il Sud e le Isole assorbono il 57% dei sequestri, il Nord il 29% e il Centro il 14%. La Calabria, con il porto di Gioia Tauro, resta l’epicentro assoluto. Tra i colpi più pesanti del 2024 spiccano i 1.071 kg sequestrati a Gioia Tauro a marzo e i 460 kg a ottobre, oltre ai 499 kg di Catania a settembre. I sequestri frontalieri rappresentano ancora il 55,57% del totale nazionale (6.159 kg), con il 95% che arriva via mare. La via aerea, invece, è cresciuta del 123%, con Malpensa e Fiumicino che insieme raccolgono il 71% dei casi. Ma il vero cambiamento si vede nelle rotte. I grandi porti del Nord Europa diventano meno convenienti a causa dei controlli rafforzati, così i trafficanti puntano su vie “controintuitive”: l’Africa Occidentale (Golfo di Guinea e Sahel, dove tra 2019 e metà 2024 sono state sequestrate 126,4 tonnellate), i porti secondari europei e il nuovo hub di Chancay in Perù, inaugurato a fine 2024, che rivoluzionerà i collegamenti Pacifico-Atlantico. Parallelamente esplode l’occultamento chimico, la tecnica del “lucchetto chimico”: la cocaina viene incorporata in plastica, metalli, alimenti o liquidi e serve un chimico esperto per estrarla. In Italia nel 2024 sono stati scoperti quattro laboratori di taglio e raffinazione. Un capitolo a parte merita il crack, il fenomeno che più preoccupa le autorità. La produzione in loco, a partire dalla cocaina in polvere, è semplicissima e a basso costo: pochi grammi di cocaina producono decine di “pietre”. I sequestri di crack sono in costante crescita dal 2019 e nel 2024 i minorenni arrestati per reati legati a questa sostanza sono aumentati dell’87%. Le regioni più colpite sono Campania, Lazio, Sicilia e Piemonte, con Torino che emerge come hotspot. La criminalità organizzata produce crack direttamente in appartamenti o bunker, spesso mescolato ad altre sostanze, e lo spaccia nelle periferie degradate. A gestire questo enorme business ci sono tutte le mafie italiane. La ’ndrangheta mantiene un predominio assoluto e si conferma l’attore più insidioso e penetrante del narcotraffico di cocaina, sia in Italia sia a livello internazionale. Grazie al suo radicamento in Calabria e al controllo strategico sui porti (Gioia Tauro in primis), l’organizzazione riesce a gestire direttamente i grandi approvvigionamenti, stringendo contatti stabili con i cartelli sudamericani per abbattere i costi intermedi della filiera e massimizzare i profitti. Le indagini coordinate dalla DCSA evidenziano come le ’ndrine cerchino sempre più il contatto diretto con i fornitori esteri, superando i livelli intermedi della catena criminale, e come abbiano consolidato proiezioni operative in Europa e nel continente americano per gestire non solo il traffico ma anche il riciclaggio dei proventi. Questo predominio non impedisce, anzi favorisce, solide alleanze operative con Cosa Nostra, Camorra e mafie pugliesi, che spesso fungono da “service” o partner nel trasporto e nello spaccio, così come con gruppi albanesi per lo stoccaggio nei porti del Nord Europa. Nigeriani, cinesi, turchi e nordafricani ricoprono ruoli di supporto: dagli ovulatori al riciclaggio, fino allo spaccio di strada. Gruppi misti e gang di strada – dalle pandillas latinoamericane alle “stese” camorristiche – completano il quadro, occupandosi dello spaccio al dettaglio e della produzione di crack. La Relazione DCSA 2025 è esplicita: il calo dei sequestri quantitativi non significa calo del traffico. Al contrario, indica una criminalità più prudente, tecnologica e internazionale, che usa comunicazioni criptate, sistemi hawala, criptovalute e chimici specializzati. La cocaina resta il volano economico delle mafie, con profitti enormi e rischi sempre più ridotti. Il messaggio che arriva dal rapporto è netto: la minaccia è transnazionale e in continua evoluzione. Servono più cooperazione internazionale, un monitoraggio costante dei porti secondari e dell’Africa, e un contrasto mirato alle nuove tecniche di occultamento. Soprattutto, occorre fermare la diffusione del crack tra i giovani. La cocaina non è in crisi. Lo Stato non può permettersi di esserlo.