Iran, una crisi che sta accendendo altri focolai regionali che rischiano di propagarsi come un incendio d’estate
Nella nebbia della guerra tutto appare confuso e indistinto. Non sappiamo nulla di preciso di quello che accade sul campo se non gli eventi più eclatanti. Altri casi restano difficilmente attribuibili a causa della confusione generata dalla propaganda incrociata di conferme e smentite da parte dei contendenti. In particolare su Israele grava la cappa della censura militare, a mio stretto parere le notizie ufficiali che provengono dall’Iran sono più attendibili. Il presidente degli Stati Uniti Trump ha millantato di aver avuto contatti con la Repubblica Islamica per trovare una soluzione a questa crisi, e sappiamo che il suo cruccio da affarista è principalmente l’andamento dell’economia. L’Iran ha chiaramente risposto che negli ultimi giorni non ci sono stati contatti né diretti né indiretti e che comunque non si tratta più, non prima che gli aggressori facciano marcia indietro. Un bluff che cela la profonda incapacità di Donald Trump di tentare una uscita “dignitosa” dal casino in cui si è andato a cacciare per compiacere Netanyahu. Ennesima follia la minaccia di far saltare in aria la rete elettrica iraniana da parte degli Stati Uniti. Sarebbe molto grave per il popolo iraniano e il regime, come lo chiamano loro, non cadrebbe a mio parere; la Repubblica Islamica è venuta fuori da una rivoluzione, e come ho già ricordato, è strutturata in modo per cui è inutile tagliare la testa ai vertici in quanto verrà sempre sostituita. Inoltre la classe dirigente iraniana, rispetto a quella attuale degli Stati Uniti, è formata da persone che hanno studiato nelle migliori università, non c’è alcun paragone dal punto di vista della statura politica e intellettuale.
La credibilità degli Stati Uniti invece a questo punto sta a zero perché, come ho già scritto, ormai si delinea una sconfitta strategica e lo sottolineo. L’obiettivo principale di Israele e degli Stati Uniti (pianificato come strategia di guerra dal Mossad con l’appoggio della CIA, ha rivelato il New York Times) era di far cadere in poco tempo il governo dell’Iran, dividere il paese e piazzare un esecutivo come minimo compiacente, obiettivo che non è stato raggiunto. L’obiettivo degli iraniani è di difendersi e a questo punto espellere la presenza degli Stati Uniti dal Golfo Persico e dai paesi vicini. E lo stanno raggiungendo perché oltre alla risposta militare è la pressione economica quella che ha messo davvero in crisi gli attaccanti. L’Iran ha respinto la proposta degli USA di sospendere per un periodo le sanzioni sul petrolio da esportare, in pratica ha risposto non ve lo vendiamo, ora non ce ne importa niente e poi lo diamo a chi paga in yuan. Oltre ovviamente alla Cina già Turchia, India, Pakistan, Bangladesh, Malesia, Iraq, Indonesia, Egitto persino il Giappone si sono adeguati, l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi invece hanno iniziato a incrementare le loro vendite in moneta cinese.
Ormai è muro contro muro, la dottrina militare iraniana, come riferito da un alto comandante, è passata dallo stato difensivo a quello offensivo. Inoltre questa crisi sta accendendo altri focolai regionali che rischiano di propagarsi come un incendio nella stagione secca. Con il tempo poi si sta sollevando una questione davvero grave perché l’assassinio dell’ayatollah Alì Khamenei, per altro durante il Ramadan, non è stato ancora del tutto compreso nella sua gravità e per le conseguenze che avrà sul lungo periodo. Non è qualcosa che gli sciiti dimenticheranno da un giorno all’altro. Sono in gioco alleanze incrociate, partnership, interessi strategici ed economici che riguardano nello specifico una vasta area interessata al conflitto armato oltre che alla guerra economica. Il Pakistan (che è dotato di armi nucleari, attualmente guerreggia con l’Afghanistan e ha una questione sempre aperta con l’India, altra potenza nucleare che a sua volta è vicina a Israele) si è fatto avanti facendo sapere che in caso di soluzione nucleare da parte israeliana porrebbe la Repubblica Islamica dell’Iran sotto la sua tutela. Si stanno formando nuove alleanze regionali, non è un caso che la Turchia (che fa parte della NATO), l’Egitto, l’Arabia Saudita e il Pakistan – tutti paesi mussulmani ma con tante differenze – hanno avviato colloqui per individuare interessi comuni, ed è la crisi in atto che lo ha determinato.
Israele in questo periodo, oltre che le operazioni contro l’Iran, porta avanti la sua campagna distruttrice a Gaza, in Cisgiordania, in Libano. L’attacco ai siti nucleari iraniani ha provocato una pioggia di missili e droni verso i siti israeliani di Dimona, dove Israele detiene il proprio arsenale nucleare, bersagliati a raffica per tre giorni nonostante la censura militare israeliana impedisca a giornalisti e privati cittadini la diffusione di immagini che riguardino le devastazioni. L’ambasciata cinese ha rinnovato l’appello ai propri cittadini a lasciare il paese, inoltre si segnalano profughi tra i coloni che hanno dovuto abbandonare alcuni insediamenti colpiti da droni e missili iraniani. Anche Israele è un cumulo di macerie, forse non è chiaro quanto è esteso territorialmente l’Iran e quanto è piccolo lo stato di Israele: basta distruggere un paio di città e hai distrutto praticamente tutto. L’Iran al contrario va conquistato, occorrerebbe un corpo di spedizione numericamente consistente, non basta bombardare a tappeto la capitale.
A quanto affermano gli analisti attualmente le forze aeree israeliane e statunitensi hanno la supremazia nei cieli dell’Iran, ovvero la capacità di penetrare a fondo, ma non il dominio in quanto la contraerea iraniana è in grado di contrastare gli attacchi. Nel corso degli anni gli iraniani hanno realizzato un sistema difensivo estremamente sofisticato fatto di bunker, corridoi e reti sotterranee a profondità irraggiungibili per i sistemi offensivi messi per ora in campo dal nemico. Va rilevato che dal vicino Iraq le truppe statunitensi stanno sgombrando (e, a quanto affermato dal generale Mini, anche le nostre) spinti oltretutto dalle agguerrite milizie sciite alleate dell’Iran presenti nel paese. La presenza statunitense in tutti i paesi del Golfo è stata messa in seria discussione per non dire azzerata. La Gerald Ford per cause non accertate è fuori gioco. Le navi da guerra USA ora devono andare a rifornirsi nell’isola Diego Garcia, che si trova nell’Oceano Indiano a 4000 km dal teatro di guerra. Tra l’altro è uscita anche tra le varie ipotesi che i missili scagliati verso l’isola e attribuiti alle forze iraniane potrebbero essere stati una “false flag” da parte di Israele e si vocifera lo stesso anche per quelli arrivati a Cipro. Quindi, oltre che acquisire da fonti attendibili il dato sui disastri visibili e concreti, non possiamo dare nulla per scontato relativamente alle responsabilità quando non siano certe. L’unica certezza è che oltre all’Iran anche gli Stati Uniti e Israele si trovano in serie difficoltà e, se non spiace il paragone, in questo caso l’Iran sta facendo la parte di Davide contro Golia.
