Esteri

Iran, un paese scosso da movimenti di piazza e non solo, tra morti e proteste e le minacce di Donald Trump

Le imponenti manifestazioni di piazza che si sono svolte in questi giorni in Iran celano tra le righe qualcosa di non del tutto chiaro, ma cerchiamo di fare il punto della situazione da quel poco che possiamo apprendere avendo sempre come faro l’imparzialità e quella punta di scetticismo necessaria nella valutazione delle notizie che trapelano, in quanto soggette a propaganda da qualunque punto di vista si osservi. Anche oggi andrò a riportare alcuni stralci estratti dal The Times of Israel da me tradotti, editati e brevemente commentati, a conferma della mia visione super partes delle cose. Uno dei gruppi che si occupano di diritti umani in Iran ha affermato che almeno 35 persone, tra cui 4 bambini, sono rimaste uccise durante le violente proteste scoppiate in tutto il paese principalmente a causa della stringente crisi economica e della conseguente svalutazione della moneta locale. Secondo quanto riportato dal gruppo più di 1.200 persone sono state tratte in arresto nelle manifestazioni che hanno interessato circa 250 località in 27 delle 31 province iraniane. Le cifre fornite dall’agenzia di stampa statunitense Human Rights Activists News Agency offrono tuttavia il fianco a qualche dubbio soprattutto per quello che riguarda la lettura degli eventi. È lecito supporre che tra i partecipanti alle manifestazioni, oltre a una componente sociale realmente sotto pressione a causa della crisi economica e che punta a migliorare la propria condizione, vi sia una parte aggressiva che aspira a provocare un cambiamento politico radicale fino a mettere in discussione l’assetto istituzionale del paese e, considerata la vicinanza dell’Iran al Venezuela, non si può escludere la presenza di agenti provocatori infiltrati dalla CIA o dal Mossad. L’agenzia di stampa Fars, vicina alla Guardia Rivoluzionaria, ha riferito lunedì sera che circa 250 agenti di polizia e 45 volontari della Guardia sono rimasti feriti durante le manifestazioni. Lunedì ha anche affermato che le proteste stavano scemando e che “la tendenza osservata domenica sera mostrava una notevole diminuzione del numero di assembramenti in tutto il paese e della loro portata rispetto alle notti precedenti”. La scarsa copertura delle manifestazioni da parte dei media statali non scioglie i dubbi riguardo l’effettiva veridicità di molte delle immagini circolate in rete. A quanto riferiscono i media locali lunedì la maggior parte dei negozianti di Teheran, che erano scesi in piazza lo scorso 29 dicembre 2025, ha riaperto gli esercizi commerciali e i residenti sono tornati a svolgere le loro attività sotto la presenza della polizia antisommossa schierata ai principali incroci e di stanza davanti ad alcune scuole. Diverse università hanno ripreso le lezioni ma solo online. Le minacce di intervento degli Stati Uniti da parte di Donald Trump hanno suscitato qualche preoccupazione di troppo nella popolazione civile, preoccupazioni alimentate dal recente blitz degli USA in Venezuela che ha messo in allarme gli apparati governativi della Repubblica Islamica. E logicamente anche da Israele hanno rincarato la dose con le parole di Netanyahu che ha dichiarato davanti alla Knesset: “Noi in Israele ci identifichiamo con la lotta del popolo iraniano e con le sue aspirazioni di libertà e giustizia”. In precedenza il portavoce del ministero degli esteri iraniano Esmaeil Baghaei in una conferenza stampa aveva detto che “il regime sionista è determinato a sfruttare la minima opportunità per seminare divisione e minare la nostra unità nazionale, dobbiamo rimanere vigili” accusando i vertici israeliani e statunitensi di “incitamento alla violenza” e oggettivamente questo giudizio non è troppo lontano dalla realtà. Il governo iraniano fin dall’inizio ha adottato un tono conciliante per quello che riguarda le richieste economiche dei manifestanti, promettendo tuttavia linea dura contro qualsiasi destabilizzazione. Per il capo della magistratura iraniana non ci sarà clemenza verso i rivoltosi pur consentendo il diritto di manifestare nei limiti fissati dalla legge. A fronte delle rivendicazioni legittime il governo ha varato una serie di sussidi piuttosto modesti che pur costituendo un aiuto per le famiglie in difficoltà non sono riusciti a placare il malcontento.