Ciò che accade in Iran si presta a molteplici considerazioni, per prima cosa dobbiamo inserire gli eventi in un quadro globale: le proteste dei cittadini spesso sacrosante – e ancora più spesso represse con durezza dalla polizia – accadono a ciclo continuo un po’ ovunque nel mondo soprattutto da quando l’economia ha assunto la dimensione di una partita di poker globale e con la velocità delle transazioni qualunque paese non abbia sviluppato una forte rete di protezione sociale può essere velocemente messo in ginocchio. Premesso ciò con l’Iran, come già da me accennato, non si scherza. Si tratta di un grande paese, affatto arretrato, tecnologicamente avanzato ed erede di una tradizione imperiale millenaria, come ricordato da voci più autorevoli della mia. La Persia di Ciro il grande, stimato dagli ebrei come benefattore, l’impero delle cento nazioni di Serse che pur senza riuscire a conquistare la Grecia ne ha condizionato la politica per secoli come scrisse Tucidide. E poi il regno dei Parti che fu una spina nel fianco perfino per Roma. Lo scià, il cui figlio omonimo oggi dagli Usa incita alla rivolta, sulla rievocazione di quell’antica tradizione aveva modellato il proprio potere e la rivoluzione islamica che lo depose ne è rimasta in qualche misura depositaria con i suoi tratti autoritari che sorreggono un forte e trasversale sentimento nazionale.
La maggioranza delle classi sociali, compresi i manifestanti che oggi sono contrari alle politiche governative, intendono risolvere i problemi dell’Iran da soli, senza improprie ingerenze esterne soprattutto se si dovesse trattare di interventi militari. Durante gli anni ottanta del secolo scorso il paese ha retto l’urto di un conflitto quasi decennale con l’Iraq di Saddam Hussein all’epoca armato dall’Occidente e quest’ultimo particolare è noto pure ai bambini. L’Iran oggi non vuole la guerra ma è pronto a sostenerla se necessario. Dobbiamo tenere presente che gli Stati Uniti proprio come i gambler, i giocatori d’azzardo della tradizione americana, su ogni tavolo hanno sempre un asso in una manica e una pistola nell’altra: per loro non esiste che la spietata legge del west, o sei svelto o sei morto. Con ciò cosa intendo: gli Usa sono capaci di sovvenzionare chiunque pur di perseguire i loro scopi (l’estrema destra in America Latina ma anche l’estrema sinistra in Iran o come hanno fatto con i curdi) e una volta salvaguardati i propri interessi scaricano chiunque di malo modo, se rimane in vita. In questo caso la parziale comprensione degli eventi (vale anche per me) è dovuta tra le altre cose alla chiusura dei media e dei canali internet da parte del governo di Teheran, giustificata non senza qualche ragione da motivi di sicurezza nazionale. Non sono esperto di politica iraniana ma da resoconti di prima mano e altri articoli posso presumere che alle manifestazioni abbiano preso parte i settori sociali più deboli ed esposti alla crisi, piccoli commercianti, studenti, laici e perfino elementi conservatori in rotta con il presidente per certe aperture riformiste. È anche sicuro che alcune dimostrazioni pacifiche sono state represse con durezza così com’è sicuro che vi sono state altre manifestazioni pro governative.
Ma ugualmente è certo che il Mossad, per sua stessa ammissione, abbia armato gruppi di personaggi che si notano in alcuni video aprire il fuoco con fucili d’assalto verso le forze di sicurezza iraniane. Ora se a noi come stato italiano e quindi come cittadini sta bene che oltre Israele anche gli Stati Uniti si diano da fare per far cadere il governo degli ayatollah, così come invocano gli iraniani monarchici sostenuti dall’Occidente e pronti ad aprirsi al mercato, dobbiamo renderci conto cosa comporterebbe per il nostro paese partecipare, anche solo di riflesso, all’ennesima avventura fallimentare imposta da alleanze ormai inutili e dannose per i nostri interessi, e di conseguenza dovremmo assumerci la responsabilità delle azioni che ne potrebbero derivare. Nelle ultime ore diverse cancellerie hanno richiamato i propri cittadini dall’Iran, il paese si trova in stato di massima allerta: lo spazio aereo è stato chiuso in relazione a movimenti sospetti di velivoli statunitensi e britannici rilevati in volo verso il golfo Persico. I paesi limitrofi tuttavia non ne hanno concesso il passaggio nel proprio spazio aereo a conferma del fatto che i rapporti tra gli stati nella regione si stanno evolvendo in una maniera fluida e probabilmente non del tutto gradita oltreoceano. La caduta dell’Iran oltre che essere improbabile e inattuabile è inauspicabile per tutti gli attori regionali e per la stabilità globale.
