Esteri

Iran, proseguono gli scontri in tutta l’area del Golfo che è letteralmente in fiamme, gli scenari

Prosegue l’operazione Usa-Israele in Iran: uccisa la Guida suprema Khamenei, dubbi invece sulle sorti dell’ex presidente Ahmadinejad. I Pasdaran minacciano l’operazione “più feroce” della storia. Trump: “L’operazione durerà quattro settimane o meno”. Missili su Tel Aviv e sulle basi Usa nel Golfo: Doha, Barhein, Kuwait City. Il ministro Crosetto è in rientro verso l’Italia. Trump: “L’operazione durerà 4 settimane o poco meno”. Il bilancio che possiamo iniziare a fare relativamente al fronte riaperto con l’Iran da parte di Israele e Stati Uniti è tragicamente preoccupante per le sorti dell’intero pianeta. La morte della guida suprema sciita Ali Khamenei, provocata da un attacco diretto alla sua residenza privata, si presta a diverse riflessioni e dobbiamo essere intellettualmente onesti in questo. In primis non stiamo trattando di un personaggio politico qualunque ma di una guida spirituale riconosciuta e stimata nel mondo islamico anche da chi non ne condivideva del tutto l’impostazione religiosa, una guida spirituale per milioni di credenti sciiti non solo in Iran. Secondo punto molto importante: nel 2003 lo stesso Ayatollah Khamenei aveva emanato una fatwa che proibiva lo sviluppo dell’arma nucleare e questo la dice lunga sulla effettiva volontà di realizzare una cosiddetta bomba atomica da parte dell’Iran. Con la sua scomparsa a questo punto per il diritto islamico il parere negativo della fatwa decade; è facile pensare che ora la Repubblica Islamica acceleri il processo di arricchimento dell’uranio per dotarsi di deterrenza nucleare e da un certo punto di vista sarebbe l’inevitabile epilogo ai falliti colloqui negoziali che avrebbero dovuto avere luogo a breve tra USA e Iran proprio sulla questione nucleare.

Questo aspetto ha rivelato la totale inaffidabilità diplomatica degli USA che non hanno esitato a sferrare il colpo con i negoziati praticamente in corso. Non sono stato un facile profeta a evocare questo tipo di comportamento da parte degli statunitensi, è già da un po’ che sono inaffidabili ma l’amministrazione Trump ha passato ogni limite. Terzo punto non meno rilevante riguardo la figura di Khamenei nelle sue ultime ore di vita: egli ha dimostrato al nemico fermezza morale e disprezzo del pericolo, come tutti possiamo supporre poteva benissimo rifugiarsi in un bunker. Falle dello spionaggio iraniano? Può essere e tuttavia in Iran conoscono bene il modus operandi israeliano e statunitense finalizzato a colpire subito duramente i vertici dello stato per determinarne la crisi e la caduta, eventi simili erano già accaduti lo scorso 2025 durante la cosiddetta “guerra dei 12 giorni”. Il mio parere è che gli iraniani si siano fidati un po’ troppo della effettiva volontà statunitense di portare a termine i colloqui indiretti e chiudere un accordo. Non si sono fatti trovare impreparati però: la pioggia di missili e droni sulle basi americane nei paesi alleati della regione ha prodotto danni significativi alle infrastrutture militari statunitensi e fatto le prime vittime tra i militari USA. A quanto riferiscono analisti accreditati, ex marine e osservatori dell’ONU, gli iraniani per ora stanno usando vecchi armamenti per testare e intaccare le capacità difensive degli avversari per poi colpire in seguito con armi più sofisticate. Quella iraniana di bersagliare le infrastrutture statunitensi nei paesi vicini è una strategia che mette in crisi le forze USA impegnate per la maggior parte nella difesa di Israele e questo potrebbe suscitare malcontento nei governi alleati che di fatto si troverebbero privi di copertura. Una incognita potrebbe essere la capacità di Israele e degli Stati Uniti di reggere una guerra di attrito abituati come sono a pensare di risolvere tutto con un colpo iniziale ben assestato: in questo caso nonostante le molte importanti vittime tra i funzionari iraniani è molto difficile che assisteremo a quello che imprudentemente viene definito “cambio di regime”.

Oltre alla roboante propaganda che parla di martirio ci sono state delle aperture da parte del governo iraniano alla de-escalation e imponenti manifestazioni di piazza a sostegno della difesa dello stato. Ovviamente è tutta da verificare anche la capacità operativa e offensiva delle forze armate iraniane che, in ogni caso, hanno già inflitto pesanti perdite a Israele e agli USA avendo reso inagibile il porto dove ha stanza la Quinta flotta della Marina statunitense in Bahrein, essenziale per il rifornimento di munizioni alle navi. Inoltre da un comunicato delle Guardie Rivoluzionarie pare che almeno due droni abbiano centrato la portaerei Lincoln, evento subito smentito da fonti USA. Siamo nella “nebbia di guerra”, tutto può essere vero, tutto può essere falso, l’informazione o la falsa informazione e dunque l’inganno è sempre il primo livello dei conflitti armati soprattutto nell’epoca che stiamo vivendo. L’ultimo punto assai cruciale che vorrei prendere in considerazione è la chiusura dello stretto di Hormuz da parte delle forze iraniane, per cui potrebbe venire a mancare circa il 25% del petrolio di cui il mondo ha fabbisogno. Da un punto di vista strettamente militare bisognerà vedere se la marina iraniana sarà in grado di mantenerne il blocco, diverse navi da guerra statunitensi si trovano di fatto intrappolate nel golfo; qualora dovessero impiegare tutto il munizionamento a disposizione negli scontri avrebbero seri problemi a rifornirsi. In ultima ipotesi davanti a una minaccia esistenziale l’Iran potrebbe decidere di bersagliare i pozzi di petrolio, sia i propri per sottrarli al nemico, sia quelli dei paesi vicini alleati degli Stati Uniti.

Certo sarebbe terribile, ma è già accaduto in passato in altri teatri di guerra e poi cosa c’è di più terribile di questo ennesimo attacco a un paese sovrano e per lo più pacifico? Le questioni sottotraccia sono tante, sommessamente io credo che tutto vada inquadrato in un disegno molto più ampio degli Stati Uniti d’America, la belva ferita che tenta di assestare l’ultima zampata; per altro i vari portavoce di Trump si sono espressi piuttosto chiaramente negli ultimi incontri con i diplomatici europei: comandiamo noi. Questo attacco, oltre che un crimine contro il diritto internazionale, indirettamente è un atto di guerra economica soprattutto nei confronti di Russia, Cina e, indovinate un po’, noi, l’Europa. E questo nel nostro piccolo l’avevamo già capito.