Iran, il conflitto prosegue tra attacchi in diverse zone dell’area, ormai letteralmente in fiamme
Al dodicesimo giorno di guerra, mentre una nostra fregata, la Federico Martinengo, è arrivata nelle acque di Cipro a scopo difensivo, si registrano ancora droni e missili iraniani in volo verso gli Emirati Arabi, contraerea in azione anche in Arabia Saudita. L’intenzione proclamata dall’Iran è colpire le banche e gli interessi economici collegati a USA e Israele nei paesi del golfo. Aggiungerei anche, com’è già accaduto, uffici della CIA, situati in edifici civili, e non ultimi alcuni hotel dove in questo momento non alloggiano persone in vacanza ma militari statunitensi. Come avevamo riportato in precedenza Mojtaba Khamenei è rimasto ferito durante un attacco di USA e Israele nei giorni scorsi ma fonti iraniane riportano che si trova in salvo. Vorrei aggiungere che oltre al padre egli ha perso gran parte dei parenti stretti nella distruzione della casa di famiglia. Ondate di attacchi di Israele in Libano che hanno causato più di 500 vittime mentre continuano insieme agli USA i bombardamenti congiunti sugli obiettivi in territorio iraniano. Il segretario della guerra statunitense Hegseth, un nazista dichiarato e tatuato dal torvo sguardo ferino, ha detto che oggi gli attacchi saranno particolarmente intensi. I media hanno riferito che anche le forse armate iraniane hanno lanciato nella giornata di oggi una pesante operazione contro le basi americane. Già nei giorni scorsi i piccoli ed economici droni iraniani Shahed, che costano circa 20.000 dollari, hanno colpito e messo fuori uso almeno cinque radar statunitensi dal costo variabile tra il mezzo miliardo e il miliardo di dollari l’uno. Non occorre Pitagora per capire che non si tratta di un buon affare per gli USA da nessun punto di vista. Colpite diverse navi nello stretto di Hormuz, secondo le agenzie britanniche sarebbero almeno tre, colpite dagli USA e da Israele anche petroliere iraniane nel tentativo di aggravare la crisi energetica ed economica del paese. Nei giorni scorsi gli scriteriati attacchi israeliani alle raffinerie di petrolio iraniane hanno causato oltre che morte e distruzione immediata una immensa nube tossica che si è levata nel cielo di Teheran rilasciando in seguito pioggia acida prima di dirigersi sotto la spinta dei venti verso i paesi limitrofi e che avrà effetti negativi anche nel tempo. La risposta iraniana non si è fatta attendere: droni e missili hanno centrato le raffinerie di Haifa e anche il cielo su Israele si è fatto scuro e minaccioso. In questo momento nello stato ebraico vige la censura militare, i giornalisti nella migliore delle ipotesi vengono espulsi, si vedono pochissime immagini rispetto ad altri conflitti in passato. Il motivo è che le distruzioni anche lì sono devastanti, come riportato da pochi testimoni oculari. Il motivo è molto semplice ed è legato ai numeri e al territorio: lo stato di Israele è molto piccolo, più o meno quanto la Lombardia, e la maggior parte della popolazione, circa 10 milioni di abitanti, vive ad Haifa e Tel Aviv. L’Iran è grande quanto mezza Europa, conta circa 100 milioni di abitanti dei quali diciamo 10 milioni risiedono a Teheran, il resto in poche metropoli e tante città medio piccole sparse in un territorio immenso. Le raffinerie di Haifa sono vitali per Israele in quanto praticamente servono tutto il paese, l’Iran per quanto sia stato colpito duramente non ha la stessa urgenza.
