Individuare i casi di violenza grazie all’intelligenza artificiale, il progetto dell’Umberto I
L’intelligenza artificiale svela le violenze invisibili: al Mauriziano di Torino emergono duemila casi nascosti. Un software sviluppato da UniTo e Fondazione Crt rilegge i referti dei Pronto soccorso e identifica episodi di violenza mai registrati. La tecnologia diventa alleata contro i femminicidi. Dietro le porte del Pronto soccorso, spesso, si nascondono storie che non vengono raccontate. Donne ferite nel corpo e nell’anima, che arrivano in ospedale accompagnate proprio da chi le ha aggredite. L’omertà, la paura, le barriere linguistiche e la difficoltà per i medici di riconoscere segni non solo fisici ma psicologici – ansia, stress, depressione – rendono complicato individuare la violenza. Ora però un alleato inatteso, l’intelligenza artificiale, prova a dare voce a ciò che il silenzio copre.
Al Mauriziano di Torino, un progetto coordinato dall’Università con il Dipartimento di Informatica, finanziato da Fondazione Crt e UniTo, ha analizzato centinaia di migliaia di referti clinici per identificare i casi di lesioni riconducibili a episodi violenti. Il risultato è sorprendente: duemila episodi non segnalati come tali dai medici, ma che l’Ai ha classificato come violenze con una precisione del 96%.
«Abbiamo raccolto circa mezzo milione di record – spiega il professor Daniele Radicioni – per addestrare un sistema capace di distinguere tra lesioni accidentali e lesioni di natura violenta. L’obiettivo è intercettare precocemente i segnali di rischio e contribuire alla prevenzione del femminicidio».
Il presupposto da cui parte la ricerca è chiaro: molte donne vittime di femminicidio avevano già avuto accessi precedenti al Pronto soccorso, senza che la natura delle ferite fosse riconosciuta. Il software, dunque, non si sostituisce al medico ma lo affianca, aiutando a leggere meglio ciò che spesso passa inosservato.
Determinante la collaborazione del Mauriziano, che ha fornito in forma anonima i dati al team di ricerca. «Tutti i nostri operatori – spiega la direttrice generale Franca Dall’Occo – seguono corsi di formazione specifica per riconoscere i segnali di violenza. Il progetto ha rafforzato questo impegno, permettendoci di individuare un numero di casi maggiore rispetto al passato».
Dietro le statistiche si cela un sistema sanitario in prima linea, dove il tempo e la pressione rischiano di far perdere informazioni cruciali. Il nuovo software, integrato nelle procedure, potrà diventare un filtro ulteriore, un sensore invisibile capace di collegare episodi che altrimenti resterebbero isolati.
L’obiettivo ora è creare una rete tra ospedali, per incrociare i dati e riconoscere pattern ricorrenti. Perché se la vittima cambia struttura sanitaria, l’aggressione non deve scomparire dai radar. In un Paese dove ogni tre giorni una donna viene uccisa, anche la tecnologia può – e deve – fare la differenza.
