Più passa il tempo e più sembra di vivere in una realtà distopica. In questa settimana dopo l’esilarante discorso dell’arcimiliardario Donald Trump all’ONU (si ride per non piangere) gli strepiti dei bambini dell’asilo non turbano più le nostre orecchie. Simpatico poi il siparietto del presidente francese Macron che, bloccato nel traffico della Grande Mela, ne ha approfittato per fare una passeggiata insieme alla scorta e telefonare al buontempone della Casa Bianca per farsi quattro risate. Semplice incidente o sgarbo diplomatico? La Francia aveva appena riconosciuto la Palestina nella seduta delle Nazioni Unite: a questo punto ridategli la Statua della Libertà. Ne ha approfittato il presidente del consiglio italiano Meloni che sempre da NY (dove pareva una scolaretta in gita) ha lanciato i suoi strali nei confronti della Global Sumud Flotilla che sta tentando di portare aiuti a Gaza senza passare dai canali istituzionali preposti dei quali notoriamente nessuno si fida vista la proverbiale inefficienza e corruzione degli stessi.
L’ha assurdamente presa come una questione personale. Questo non le ha impedito di incontrare in bilaterale l’ormai evidentemente ex terrorista al-Jolani che da leader di al-Qaeda è passato ad autoproclamato presidente della Siria accolto in pompa magna nella comunità internazionale. Una bella carriera, non c’è che dire, l’assassino torna sempre sul luogo del delitto, ma il criminale era Assad. Qualche sfumatura ragionevole riguardo la posizione del nostro governo nella crisi israelo-palestinese nell’intervento di Meloni all’Assemblea Generale, intervento non privo di ambiguità come costume nazionale. Quando si rivolge a noi invece, cioè all’opinione pubblica italiana, ha il piglio di una scimmia urlatrice, l’animale più rumoroso del pianeta. Intanto pare che il ministro della difesa Crosetto se la sia un po’ presa stavolta per l’attacco alla Flotilla, avvenuto in acque internazionali, che ha coinvolto imbarcazioni in cui sono presenti a bordo cittadini e parlamentari italiani e ha quindi disposto l’invio di una fregata della marina, già presente nell’area per l’operazione “Mare sicuro”, per offrire eventuale assistenza ai nostri connazionali. Sussulto di orgoglio o spazio propagandistico? Si vedrà, sta di fatto che anche la Spagna per bocca del primo ministro Sanchez ha deciso di inviare una propria nave militare, forse due, per lo stesso motivo mentre la Grecia ha garantito protezione alla Flotilla nelle proprie acque territoriali. All’Assemblea Generale dell’ONU sono stati inoltre pronunciati importanti discorsi tra i quali vale la pena ricordare quello del presidente della Colombia Gustavo Petro, durissimo con il suo omologo statunitense paragonato a Hitler e con Israele nei confronti della quale ha invocato un intervento militare congiunto per fermare il massacro citando tra gli altri Simon Bolivar e Giuseppe Garibaldi.
La maggior parte delle delegazioni (non la nostra purtroppo) ha lasciato l’assemblea prima dell’intervento di Netanyahu che non ha fatto altro che ringhiare rabbiosamente contro i suoi nemici giurati in un’aula semideserta. Un gruppo di manifestanti ha poi circondato l’albergo dov’era alloggiato il capo del governo israeliano scandendo slogan a favore della Palestina. Il Sud globale preme insieme alla Cina per ridare centralità alle Nazioni Unite nella possibile risoluzione pacifica dei conflitti. In accordo con il politogo cinese Yan Xuetong è il momento di ripensare alcuni meccanismi, per es. quello sul diritto di veto che troppo spesso ha bloccato le risoluzioni (soprattutto quelle inerenti al teatro di crisi mediorientale) per riformare in senso multipolare una istituzione che nacque dalle ceneri della Società delle Nazioni e che ora deve adeguarsi ai nuovi assetti della geopolitica, in continua evoluzione, per avere una reale e concreta efficacia. Il tempo dell’autoritarismo è finito, venga il tempo dell’autorevolezza.
