Il brigante Musolino e la condanna all’ergastolo del Tribunale di Lucca nel 1902, il primo vero “equalizer” della storia
Il primo “giustiziere della notte”, o vendicatore, o ancora “Equalizer”, il vendicatore, per utilizzare il titolo di una trilogia con Denzel Washington (e una serie tv con Queen Latifah ancora in programmazione) fu condannato dalla corte d’Assise di Lucca oltre cento anni fa. In pochi ricordano che la città di Lucca proprio nel 1902 fu la città italiana più famosa, tutti i giornalisti e gli scrittori dell’epoca arrivarono in città per seguire il processo del secolo: quello al brigante Musolino. Arrestato per un crimine che non aveva commesso evade e si vendica per poi finire di nuovo in carcere, stavolta per delitti realmente compiuti. Ma gli italiani come sempre si divisero e nacque il suo mito, la sua leggenda. Giuseppe Musolino era un taglialegna di 21 anni quando, per una partita di nocciole, scoppia una rissa in un’osteria a Santo Stefano in Aspromonte. Il giorno dopo, il 29 ottobre del 1897, uno degli avversari, Vincenzo Zoccali, viene ferito in un agguato. Musolino è accusato del tentato omicidio e dopo sei mesi di latitanza viene arrestato e condotto a Reggio Calabria. Il processo si basa su prove artefatte e false testimonianze che portano alla condanna, ingiusta, a 21 anni di reclcusionbe del giovane, che però fugge dal carcere iniziando la propria vendetta. Nasce così da un errore giudiziario il mito del Brigante Musolino che in pochi mesi uccide cinque persone, ne ferisce gravemente altre quattro oltre ad essere responsabile del tentativo di aver fatto saltare in aria la casa dell’odiato nemico. Dopo una fuga rocambolesca e mesi di latitanza casualmente Musolino viene catturato nelle Marche ad Acqualagna, da due carabinieri comandati dal brigadiere Antonio Mattei (padre di Enrico Mattei). Tradotto a Lucca è processato, diventando la persona più famosa di inizio secolo in Italia, accogliendo simpatie e attirando attenzioni come eroe e giustiziere che combatte dalla parte degli ultimi. La sentenza sarà emanata l’11 luglio del 1902, dalla corte d’Assise di Lucca: ergastolo otto anni di isolamento, nonostante non più in grado di intendere e di volere: La lunga latitanza, le fughe, gli agguati, i tranelli, i sospetti lo hanno portato alla psicosi. Il primo agosto veniva tradotto nel carcere di Portolongone all’isola d’Elba, nel mese di settembre del 1912 veniva trasferito a Santo Stefano di Ventotene, isolotto nel Mar Tirreno tra Ponza e Ischia, il 22 gennaio 1916, internato nell’ospedale criminale di Reggio Emilia. Nel 1946 gli veniva riconosciuta l’infermità mentale e il 12 agosto di quell’anno, veniva trasferito al manicomio di Reggio Calabria dove morirà il 22 gennaio del 1956. Il mito del brigante Musolino non tramonterà con la sua morte. Soprattutto grazie al cinema, e ad Amedeo Nazzari in particolare. Si era fatto giustizia da solo ispirando libri, canzoni e film, per decenni, fino al “Giustiziere della notte”, e al più recente “Equalizer”. Ancora oggi in molti non lo considerano un vero criminale. Ai posteri…
