Ennesimo depreceabile episodio di bullismo, vittima stavolta un bambino di 10 anni che ama la danza e il ballo
In una società in cui si parla quotidianamente di apertura, diritti ed uguaglianza c’è ancora, purtroppo, un grandissimo spazio fatto di enormi pregiudizi e insuperabili limiti. In un mondo in cui si lotta per la condivisione resiste un brutto male, il bullismo, che ferisce e crea profonde lesioni. Una triste vicenda in questo senso arriva da Umbertide, in provincia di Perugia, dove un ragazzino di soli 10 anni è stato preso di mira dai “bulli” per la sua passione per la danza. Il bambino ha letto una scritta su un palo della luce in un luogo centrale della città, in piazza Michelangelo e l’ha mostrato alla sua mamma. Quando la donna è arrivata lì, accompagnata dal figlio, è stata costretta a leggere ciò che mai nessuno dovrebbe ricevere. Scritto con un pennarello verde c’era il suo nome e sotto una sgradevole parola associata a lui, che non fa altro che seguire ciò che ama. Quando si smetterà di classificare gli individui in base ad assurde etichette? Danzare non è una colpa e farlo non deve giustificare attacchi, derisioni, insulti.
La madre della vittima si è aperta con uno sfogo pubblicato su Facebook, esprimendo ciò che ha sentito quando ha realizzato che quella gravissima forma di bullismo fosse rivolta a suo figlio. Ha voluto che tutti capissero cosa ha provato lui, come ci si sente in situazioni difficili come questa. Si è rivolta ai genitori di quei ragazzini, chiedendo di non spingere i propri figli a stargli lontano, perché non ha alcuna malattia infettiva, vive soltanto attraverso ciò che sogna. Ha parlato di quanto sia un orgoglio vedere il suo talento, di quanto la danza gli appartenga e del modo in cui, anno dopo anno, a partire da quando ne aveva soltanto sei, ha raccolto incredibili risultati che confermano le sue naturali doti e la sua immensa passione. Le insegnanti di danza sono soddisfatte del suo percorso, della sua progressiva crescita e delle indiscutibili capacità mostrate sin dalla prima lezione. I geitori gli hanno insegnato che non bisogna preoccuparsi di ciò che dicono e pensano gli altri, che le parole negative arrivano da bocche che parlano per ignoranza e invidia. Per loro la danza non è mai stata un problema e non dovrà esserlo neppure per lui. Calcio, basket o ballo non fa differenza ed è questo che tutti devono comprendere.
Una vicenda simile provoca serie ferite, ma ogni segno viene alleggerito e guarito dalla costante presenza di persone che lo appoggiano. Non può far a meno di parlare di bullismo per quanto accaduto, non c’è altro termine per poter definire la scelta dei responsabili di agire in questa direzione. C’è una forte necessità di rieducare i più giovani, e non solo, al rispetto e all’empatia. È evidente l’esigenza di insegnare a tutti che non è giusto giudicare o ostacolare la libertà altrui, perché nessuno dovrà mai rendere un incubo la bellezza di chi desidera sognare.
