Cronaca

Educazione emotiva nei bambini per aiutarli a trasformare rabbia e litigi in occasioni di crescita in famiglia e a scuola e nella vita

Trasmettere ai bambini empatia e consapevolezza gradualmente, questa la nuova sfida educativa per nuove generazioni che sappiano affontare il buio del mondo e portare luce, dentro e fuori loro stessi. Educazione emotiva nei bambini: una competenza fondamentale per affrontare le sfide quotidiane e costruire relazioni sane fin dall’infanzia. In questa intervista, Marta Versiglia, pedagogista del Centro Psicopedagogico per l’educazione e la gestione dei conflitti, spiega perché riconoscere e gestire le emozioni già da piccoli rappresenta un investimento prezioso per il futuro di ogni bambino.

Attraverso strumenti pratici e metodi innovativi, l’educazione emotiva aiuta bambini e ragazzi a trasformare rabbia e litigi in occasioni di crescita, promuovendo empatia e ascolto sia in famiglia sia a scuola. Educare alle emozioni fin da piccoli: strumenti concreti per crescere sereni
«Le emozioni fanno parte della nostra vita, sono la nostra vita – afferma la pedagogista Marta Versiglia – Spesso, se non riusciamo a gestirle, possono rendere difficili le relazioni che viviamo ogni giorno». Per questo, fin dall’infanzia, è importante aiutare i bambini a vivere le proprie emozioni senza bloccarle, ma guidandoli alla scoperta dell’altro. Al Centro Psicopedagogico per l’educazione e la gestione dei conflitti (CPP), fondato da Daniele Novara, si utilizzano strumenti concreti come il Cestino della rabbia, che consente ai bambini di riconoscere la rabbia non come qualcosa di sbagliato, ma come un’emozione naturale da esprimere e condividere. «Non dobbiamo spegnere la rabbia dei bambini, ma aiutarli a gestirla e superarla insieme – continua Versiglia – Allo stesso modo, il metodo maieutico “Litigare bene” insegna ai più piccoli che il conflitto non è qualcosa da evitare, ma un’occasione di confronto». Spazi come il Conflict Corner, un luogo sicuro dove i bambini possono parlare dei propri litigi, favoriscono il dialogo e l’ascolto reciproco. L’ascolto e il confronto: così si costruisce l’intelligenza emotiva. «L’ascolto senza commento è un ascolto che appare passivo, ma che in realtà è estremamente attivo – aggiunge l’esperta – Non dà conferme o disconferme, ma permette a chi parla di sentirsi accolto e ascoltato davvero». Questa tecnica, insieme alla gestione costruttiva dei conflitti, favorisce lo sviluppo di relazioni autentiche e serene. I bambini imparano a raccontarsi senza la paura del giudizio e scoprono che le differenze non sono un problema, ma una ricchezza.

La mancanza di educazione emotiva può però generare disagi importanti, come il bullismo. «I bulli non sanno litigare perché non sono stati educati al conflitto e alla cooperazione» sottolinea Versiglia. Per prevenire fenomeni violenti è fondamentale lavorare con tutto il gruppo, aiutando i bambini a riconoscere e gestire insieme i comportamenti non funzionali. Il ruolo degli adulti nell’educazione emotiva. L’educazione emotiva, però, non riguarda solo i bambini. «Gli adulti, genitori e insegnanti, dovrebbero uscire dal vecchio schema educativo fatto di sgridate e punizioni – afferma la pedagogista – Occorre rispettare la magia di questa età fatta di pasticci, urla, giochi scatenati e rabbie improvvise». Per farlo servono strumenti concreti e un lavoro di squadra tra famiglie e scuole. Percorsi come le Scuole Genitori, promosse dal CPP, forniscono ai genitori strumenti pratici per sostenere i propri figli nella crescita emotiva.

Un altro aspetto cruciale riguarda il ritmo della vita moderna. «Viviamo in una società troppo veloce, dove i bambini rischiano di perdere il tempo per giocare, stare nella natura, vivere esperienze reali» sottolinea l’esperta. Un recente studio dell’American Psychological Association, ha evidenziato che un’esposizione eccessiva agli schermi può influire negativamente sulla salute emotiva dei più piccoli, aumentando stress e difficoltà relazionali. Limitare l’uso precoce degli smartphone e favorire il gioco libero è uno dei passi fondamentali per restituire ai più piccoli la loro infanzia.

Educazione emotiva: un investimento per il futuro. «Solo una comunità educante può far crescere bambini empatici e capaci di gestire i conflitti in modo costruttivo» conclude la dottoressa. Un messaggio che richiama la responsabilità collettiva nel costruire ambienti educativi capaci di accogliere le emozioni e trasformarle in occasioni di crescita. L’educazione emotiva, quindi, non è un compito riservato solo agli specialisti o alle scuole più attente, ma un impegno che coinvolge famiglie, insegnanti, educatori e l’intera società. Ognuno può fare la sua parte per creare contesti in cui le emozioni non siano temute né represse, ma comprese e valorizzate. Perché aiutare i bambini a riconoscere e gestire la rabbia, la tristezza o la frustrazione significa prepararli a diventare adulti capaci di costruire relazioni sane e rispettose. Significa dare loro gli strumenti per affrontare il mondo con empatia e responsabilità. Come sottolinea Versiglia “le emozioni non si insegnano, si vivono”. Ed è proprio attraverso il vivere quotidiano, nelle aule scolastiche, nei cortili, nelle famiglie e nelle comunità, che si costruisce un futuro più consapevole. Un futuro in cui il conflitto non è più sinonimo di rottura, ma di incontro e dialogo.

(Fonte buonenotizie.it)