Cronaca

Droga e spaccio, sequestri e arresti proseguono senza tregua in un Italia sempre più “tossica”

Dal marsupio al bunker domestico: un mini viaggio nell’Italia dello spaccio, della droga. Dai piccoli spacciatori di periferia ai depositi sotterranei e agli arsenali nascosti in casa. In una sola settimana, cinque operazioni in quattro regioni raccontano un Paese attraversato da un’unica economia sommersa. In Italia lo spaccio non ha un solo volto. C’è il piccolo pusher di strada che nasconde le dosi nel marsupio, l’organizzazione che sotterra quintali di hashish nelle campagne, e poi chi trasforma la propria casa in un magazzino di droga e armi. È un mondo frammentato, ma unito da un unico filo: la normalità dell’illegalità. Negli ultimi giorni, i carabinieri hanno condotto una serie di operazioni che, come tessere di un mosaico, raccontano il viaggio di questa economia nascosta.

Il piccolo spacciatore. Tutto inizia a Nettuno, sul litorale romano. Un uomo di 33 anni, residente ad Aprilia e già noto alle forze dell’ordine, viene fermato in una zona nota per lo spaccio. Nel marsupio, i carabinieri trovano 24 grammi di cocaina, 79 di crack e 76 di hashish. Un piccolo arsenale di droga per le strade della provincia, insieme a un coltello a serramanico nascosto nel giubbotto. È il volto del microspaccio, quello che alimenta il consumo quotidiano, che si confonde tra i bar e le panchine dei quartieri popolari.

Le radici nascoste. A oltre seicento chilometri di distanza, nel cuore della Sardegna, il traffico assume un’altra forma. A Bari Sardo, i carabinieri della compagnia di Carbonia, nell’ambito dell’operazione “Termine” diretta dalla Dda di Cagliari, trovano sotto una grande quercia un bidone interrato. Dentro, 51 chili di hashish suddivisi in cento panetti, perfettamente confezionati. Valore stimato: oltre 220 mila euro. Non un deposito improvvisato, ma una vera scorta logistica. Lì, lontano dalle città, lo stupefacente attendeva solo il prossimo passaggio, il prossimo viaggio verso la costa o verso la penisola. È la dimensione industriale dello spaccio, quella che lavora in silenzio, tra campagne e sentieri, dove nessuno guarda.

Lo spaccio di città. A Bologna, invece, la storia ha il volto del medio livello urbano. Un 37enne italiano, sospettato di gestire un piccolo laboratorio, viene fermato mentre lascia la sua abitazione. I carabinieri trovano in casa quattro panetti di hashish, 10 grammi di cocaina, una macchina per il sottovuoto, bilancini e coltelli con tracce di droga. In un cassetto, un taser. Tutto sequestrato. Un’organizzazione personale ma efficiente, dove lo spaccio non è più improvvisato: è calcolo, gestione, produttività. Una microimpresa del narcotraffico che si regge sulla ripetizione quotidiana del rischio.

Lo scambio in diretta. A Lucca, nella frazione di San Gemignano di Moriano, i carabinieri assistono a una scena che riassume la banalità dello spaccio: uno scambio “droga-denaro” in pieno giorno. L’acquirente fugge, il pusher — un 27enne extracomunitario — viene fermato. A casa sua i militari trovano mezzo chilo di hashish, 37 grammi di cocaina e tutto il necessario per il confezionamento. È la fotografia cruda di un mercato al dettaglio che vive di velocità e abitudine, di scambi che si consumano in pochi secondi e scompaiono altrettanto in fretta.

L’arsenale domestico. E poi c’è il gradino più alto, quello in cui la droga incontra le armi. Nel Brindisino, una donna è stata arrestata dopo che i carabinieri hanno trovato in casa sua un vero arsenale: pistole, fucili, munizioni e un quantitativo significativo di sostanze stupefacenti. Un appartamento trasformato in deposito e rifugio, dove la dimensione familiare conviveva con quella criminale. È il punto d’incontro tra i due mondi: lo spaccio e la violenza, la rete economica e la difesa armata del territorio. Qui non si parla più solo di droga, ma di potere.

Il filo rosso. Cinque storie, un’unica direzione. Dal marsupio di Nettuno al bidone sotterrato in Sardegna, dai panetti di Bologna alla casa blindata del Brindisino, il viaggio nella droga italiana mostra una realtà che cambia forma ma non sostanza. Ogni arresto recide un ramo, ma l’albero resta. Perché lo spaccio non è solo un reato: è una conseguenza. È la risposta a un’economia che lascia margini, a quartieri che vivono di sopravvivenza, a reti che riempiono i vuoti lasciati dallo Stato. Dietro ogni grammo sequestrato c’è una storia di fame, di guadagno facile o di controllo territoriale. E in questo viaggio nell’Italia dello spaccio, il dato che più colpisce non è la quantità di droga, ma la normalità con cui scorre. Invisibile, quotidiana, vicina.