Linea Oriente

Curdi abbandonati, il leader siriano Ahmad Al Sharaa (Al Joulani) vince e consolida il potere nella zona

A ridosso della crisi iraniana, siriana e irachena riaffiora la crisi del Kurdistan, un’area compresa all’interno di questi paesi e della potenza regionale di turno ovvero in questo caso la Turchia. Nella giornata di martedì unità antisommossa turche hanno disperso una manifestazione filo-curda al confine con la Siria, un corrispondente della AFfp ha riferito dell’uso di lacrimogeni e proiettili di gomma da parte della polizia turca. I motivi della protesta indetta dal partito Dem filo-curdo vanno ricercati nell’attacco da parte delle truppe siriane nei confronti dei curdi che vivono in Siria. Un migliaio di manifestanti si sono diretti da una vicina cittadina verso il confine siriano dove si sono scontrati con la polizia che per disperderli ha usato anche cannoni ad acqua. L’offensiva militare lanciata dal nuovo governo della Siria nei confronti delle Forze Democratiche Siriane (Sdf) guidate dai curdi, è proseguita in profondità in una zona controllata dalle forze curde scatenando proteste in tutta la regione che hanno coinvolto anche il Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK) in Turchia. Durante le manifestazioni lungo il confine turco alcuni dimostranti curdi hanno scagliato pietre contro la polizia mentre altri hanno cercato di varcare il confine per entrare in Siria e raggiungere altri manifestanti che si stavano radunando sul lato siriano, come mostrato da alcuni filmati. Già in precedenza il Ministro degli Interni turco aveva avvertito che non sarebbero state tollerate provocazioni mentre il presidente Erdogan aveva elogiato l’esercito siriano per aver condotto cautamente l’offensiva di conquista delle aree controllate dalle forze curde. Questa dichiarazione ha scatenato la reazione dei curdi in Turchia, che rappresentano un quinto degli abitanti, i quali attraverso esponenti del Partito Democratico hanno parlato di guerra in corso verso i curdi siriani, criticando aspramente Erdogan per le sue dichiarazioni. Funzionari curdi hanno fatto sapere che prima dell’offensiva c’erano stati dei colloqui tra le Forze Democratiche Siriane e il nuovo governo islamista ma che erano falliti. Lo scorso 18 gennaio il presidente siriano Ahmed al-Sharaa ha annunciato di aver raggiunto un accordo di cessate il fuoco sostenuto anche dalla Turchia e, guarda un po’, dagli Stati Uniti, che nella Siria hanno trovato il nuovo alleato regionale, scaricando di fatto gli ex alleati del Rojava, la regione curda semi-autonoma sostenuta da Usa ed Europa, nata durante il conflitto con le milizie dello stato islamico. Le violente proteste che hanno avuto luogo in Turchia hanno messo in crisi il processo di normalizzazione dei rapporti tra il PkK e il governo turco. Il Pkk, considerato come una organizzazione terroristica, lo scorso anno aveva espresso l’intenzione di voler abbandonare la lotta armata e passare alla politica democratica, chiaramente ora è tutto messo in discussione. L’offensiva siriana ha messo fine all’esperienza di autonomia del Rojava, messa in crisi anche dal controverso rapporto con gli Usa, e ha riportato sotto il controllo di Damasco zone strategiche per il controllo delle risorse. L’impressione che il cessate il fuoco sia più presunto che reale, così come accade in Palestina. Manifestazioni di sostegno alla causa curda sono state annunciate ovunque nel mondo, anche a Roma nella giornata di oggi.