Cronaca

Contrabbando di sigarette, operazione “Borotalco”: 32 tonnellate sequestrate dalla gdf e cinque arresti

La mafia curda dei Bombacilar smantellata tra Genova e mezza Europa. Tabacco acquistato in Armenia, Dubai e Spagna, pagamenti in criptovalute. Trentadue tonnellate di sigarette di contrabbando, cinque persone in manette, una sesta ancora in fuga e una rete criminale che si estendeva dall’Armenia all’Africa, passando per i principali porti europei. È il bilancio dell’operazione “Borotalco”, scattata all’alba di lunedì 24 marzo nel porto di Genova e in altri scali del continente, con cui la Direzione investigativa antimafia, la Guardia di finanza e l’Agenzia delle dogane e dei monopoli hanno dato un duro colpo a un’organizzazione transnazionale dedita al contrabbando internazionale di tabacchi lavorati esteri. Il mancato pagamento dei diritti di confine supera gli otto milioni di euro. Un danno enorme per le casse dello Stato, costruito con pazienza e metodo da un’associazione che aveva trasformato il traffico illegale di sigarette in un sistema industriale, con fornitori fissi, rotte studiate nei minimi dettagli e professionisti del settore doganale al proprio servizio. I Bombacilar, la mafia curda dietro al traffico. Al vertice dell’organizzazione, secondo gli inquirenti coordinati dalla Procura europea, ci sono soggetti riconducibili alla mafia curda, in particolare a un gruppo criminale noto come Bombacilar — chiamati anche Hackney Bombers, dal nome del quartiere est di Londra dove avrebbero stabilito la propria base operativa. Un nome che evoca strade lontane, ma una presenza concreta e radicata anche in Italia, dove la struttura criminale aveva saputo costruire una rete di complicità e coperture difficile da individuare.

Le perquisizioni e gli arresti hanno riguardato Genova, Milano, Segrate, La Spezia, Trieste, Bosco Marengo in provincia di Alessandria e Napoli. Sul fronte internazionale, le forze di polizia di Regno Unito, Polonia, Francia e Svizzera hanno operato in coordinamento con gli investigatori italiani, a conferma della dimensione tutt’altro che locale dell’inchiesta. Dal porto alla provincia: il nodo ligure-piemontese. Uno degli elementi più rilevanti emersi dall’indagine riguarda il ruolo di una società operante in Liguria, utilizzata dall’organizzazione come punto nevralgico dell’intera catena logistica. La ditta — formalmente attiva nel settore delle spedizioni, in qualità di notify — metteva a disposizione i propri spazi in provincia di Alessandria per scaricare la merce illecita, stoccarla e poi redistribuirla verso altre destinazioni.

Ma non solo. La stessa società forniva consulenze doganali su misura, elaborando strategie per aggirare i controlli nelle fasi di trasporto e sdoganamento. Nelle sue strutture venivano anche custoditi i materiali necessari a occultare i carichi e a riapporre i sigilli contraffatti sui container, una volta rimossi quelli originali. Un ingranaggio preciso, che trasformava una normale impresa di logistica in un ingranaggio fondamentale del contrabbando. Armenia, Dubai, Spagna: la filiera del tabacco illegale. Il tabacco sequestrato era stato acquistato direttamente presso le fabbriche produttrici in tre paesi: Armenia, Dubai e Spagna. Da lì, le sigarette intraprendevano rotte di navigazione appositamente studiate per eludere i controlli doganali, sfruttando scali intermedi e documentazione falsificata. L’organizzazione impiegava persone con una conoscenza approfondita delle procedure doganali, capaci di muoversi con disinvoltura tra pratiche burocratiche e punti di ispezione.
Per rendere ancora più difficile il tracciamento dei flussi di denaro, i pagamenti avvenivano in criptovalute, strumento sempre più utilizzato dalla criminalità organizzata proprio per l’anonimato che garantisce nelle transazioni internazionali. Il sequestro e le accuse. Al termine delle operazioni, oltre alle 32 tonnellate di tabacchi, sono stati sequestrati beni per un valore complessivo di circa 2,5 milioni di euro, corrispondenti alle imposte evase e al profitto del reato. Le accuse contestate agli arrestati sono pesanti: associazione per delinquere finalizzata al contrabbando internazionale di tabacchi lavorati esteri, introduzione nel territorio dello Stato di ingenti quantitativi di sigarette illegali e falsità ideologica. Una sesta persona coinvolta nell’indagine risulta ancora ricercata. Le autorità stanno lavorando per individuarla. Le posizioni degli indagati sono al vaglio dell’autorità giudiziaria. Vige la presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva.