Consiglio supremo di difesa convocato da Mattarella per dare un indirizzo politico dell’Italia rispetto all’Iran
Se dovessimo riassumere i giorni appena trascorsi, l’immagine simbolo sarebbe quella del Palazzo del Quirinale, dove si è riunito il Consiglio supremo di difesa. In un momento di altissima tensione internazionale, il messaggio emerso è univoco: l’Italia non è in guerra e non intende entrarvi. Questa presa di posizione non è solo una dichiarazione d’intenti, ma un atto politico coordinato tra la Presidenza della Repubblica e il Governo. Sotto la guida di Sergio Mattarella, la riunione ha visto la partecipazione della premier Giorgia Meloni e dei principali ministri (Esteri, Interno, Difesa, Economia e Sviluppo), a testimonianza di una gestione corale della crisi. Al centro del confronto, durato diverse ore, c’è stato lo scenario drammatico scaturito dallo scontro militare tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran, un conflitto che minaccia di destabilizzare non solo il Medio Oriente, ma l’intera area del Mediterraneo, dove l’Italia gioca una partita vitale per i propri interessi strategici.
Il Consiglio ha espresso una profonda preoccupazione per il progressivo indebolimento dell’ordine internazionale garantito dall’Onu. In un mondo segnato da iniziative unilaterali, l’Italia sceglie di ribadire la propria fedeltà all’articolo 11 della Costituzione, cercando ogni possibile via diplomatica e negoziale. La condanna verso il regime di Teheran è ferma, sia per le repressioni interne sia per il rischio legato allo sviluppo di armi nucleari, ma la priorità resta la protezione dei civili. In questo senso, è stata citata con dolore la strage della scuola di Minab, ricordando che il sacrificio di bambini in guerra è un limite che l’umanità non può mai accettare di superare.
Un punto cruciale del dibattito interno riguarda la sovranità nazionale e il ruolo delle basi militari. Il Consiglio ha chiarito che l’uso delle infrastrutture concesse alle forze statunitensi sul nostro territorio deve avvenire esclusivamente entro i limiti degli accordi internazionali già esistenti, che prevedono attività di supporto logistico e addestramento. Qualora dovessero arrivare richieste diverse o più impegnative da parte degli alleati, la parola passerà necessariamente al Parlamento. È una precisazione fondamentale per rassicurare l’opinione pubblica e rispettare il ruolo delle Camere in una fase così delicata.
Sul fronte della sicurezza dei nostri connazionali, il Governo ha confermato l’impegno per la messa in sicurezza delle migliaia di italiani presenti nell’area del Golfo. La strategia italiana non è isolata: si muove in stretto coordinamento con Francia, Germania e Regno Unito per difendere la sicurezza energetica ed economica nazionale, messa a rischio dai rincari e dalle rotte commerciali instabili. L’allarme è concreto, come dimostrano i missili lanciati verso territori europei e della Nato (Cipro e Turchia) intercettati dalle difese marittime. L’Italia, dunque, sceglie la strada della fermezza diplomatica e della vigilanza, restando saldamente ancorata ai propri valori costituzionali di pace.
