È stato arrestato a Parma, dai carabinieri del comando provinciale, Harushimana Gaillaume, un 50enne di origini burundesi, accusato di essere coinvolto in un crudele triplice omicidio avvenuto 12 anni fa in Burundi. Le vittime di questa brutale violenza erano tre suore dell’ordine delle Saveriane che si trovavano lì, nel quartiere Kamenge di Bujumbura, in missione. L’assassinio delle prime due donne, suor Olga Raschietti di 83 anni e suor Lucia Pulici, 75enne, avvenne nel pomeriggio del 7 settembre 2014 con l’utilizzo di un corpo contundente. La terza vittima, invece, suor Bernardetta Boggian di 79 anni, che non era nella sede missionaria al momento del delitto, fu uccisa nel corso della notte seguente. In questi lunghi anni è risultato complicato individuare i colpevoli, ma finalmente una parte importante della verità sembrerebbe emersa. L’atroce morte delle tre missionarie sarebbe avvenuta per volere dei vertici della polizia segreta burundese a cui Harushimana Gaillaume era particolarmente legato. Questo potrebbe spiegare il motivo per cui le indagini siano state corrotte da omissioni, minacce, gravi intimidazioni e persino uccisioni. L’intera vicenda è stata, evidentemente, caratterizzata da un alone di paura.
L’inchiesta nel corso degli anni è stata articolata in diverse fasi, nessuna delle quali, però, fino ad oggi, aveva condotto la giustizia ad ottenere i risultati sperati. Il primo ciclo investigativo, infatti, ebbe inizio nello stesso 2014 e si concluse nel 2015 per difetto di giurisdizione. È stato poi riaperto nel 2018, quando il 50enne ora condotto in carcere arrivò in Italia per un corso di formazione, che aveva a che fare con l’associazione in cui era coinvolto. Eppure, riuscì a liberarsi rapidamente da ogni possibile accusa, affermando che era in Ruanda nei giorni in cui si consumarono i delitti. Ancora una volta, quindi, le indagini furono interrotte per l’assenza di prove. Una svolta di portata differente è, invece, partita dall’autunno 2024, grazie alla presentazione, tenutasi a Parma, di un libro-inchiesta realizzato dalla giornalista Giusy Baioni. La pubblicazione di questo particolare testo spinse l’opinione pubblica a chiedere giustizia. È così che la Procura diretta da Alfonso D’Avino decise di riaprire questo tragico caso, avviando un nuovo fascicolo. Le indagini furono affidate al Nucleo investigativo dei Carabinieri e condotte dalla Procura di Parma.
La scelta tempestiva della Procura di attuare per Harushimana Gaillaume un’ordinanza di custodia cautelare in carcere è stata accolta dal Gip. La celerità dell’arresto è risultata necessaria per sventare il pericolo di fuga e per evitare che l’accusato inquinasse le prove. Il 50enne era uno stretto collaboratore del generale Adolph Nshimirimana, allora capo della Polizia segreta dello Stato; un alto ufficiale militare che ha poi perso la vita in un attentato. Secondo l’impianto accusatorio, sarebbe stato proprio lui a ordinare il massacro, probabilmente per vendicarsi del presunto rifiuto ricevuto dalla congregazione Saveriana di fornire assistenza alle milizie burundesi impegnate in Congo. Il legame tra i due potrebbe giustificare il coinvolgimento di Harushimana Gaillaume nell’organizzazione dell’uccisione delle tre missionarie.
È stato accusato di aver agito in veste di co-organizzatore, istigatore e referente logistico dell’omicidio. Potrebbe, difatti, aver contribuito in maniera attiva al delitto, prendendo parte a riunioni preparatorie, fornendo informazioni essenziali ai fini del delitto, facendo dei sopralluoghi all’interno della sede della missione, fornendo agli esecutori gli abiti per poter accedere e passare inosservati. Non a caso, si presume che gli aggressori indossassero la divisa della polizia segreta negli attimi in cui assassinarono le tre donne per non destare sospetti. Prima di procedere con l’arresto è stata richiesta al ministro della giustizia un’autorizzazione, indispensabile nelle situazioni in cui un delitto viene commesso all’estero da soggetti stranieri, che ora vivono in Italia, ai danni di italiani.
Una grave vicenda rimasta dolorosamente in sospeso per un numero troppo lungo di anni sembra adesso essere giunta ad un epilogo. Ancora varie ed importanti dinamiche hanno bisogno di essere comprese e rivelate, ma l’arresto di Harushimana Gaillaume è, senza dubbio, un punto di partenza da cui poter ulteriormente procedere. Suor Olga, suor Lucia e suor Bernardetta meritano una giustizia che è rimasta ferma per troppo tempo.
