Cronaca

Accoltella una donna cieca per il cane che abbaia: processo a Torino per tentato omicidio per un 72enne

A Capodanno l’aggressione in corso Maroncelli. La vittima, 63 anni e non vedente, si è costituita parte civile. La procura contesta le aggravanti di premeditazione e minorata difesa. La voce dell’uomo le ha fatto tremare le mani. Quando la donna, cieca dalla nascita, ha sentito in aula il timbro riconoscibile del suo aggressore, ha rivissuto la paura. Era la prima volta che si ritrovavano uno di fronte all’altro dopo la sera di Capodanno, quando un coltello le aveva quasi tolto la vita. È iniziato così, il 22 settembre, il processo a un pensionato torinese di 72 anni, accusato di tentato omicidio per aver accoltellato la vicina, una donna di 63 anni, colpevole ai suoi occhi di avere un cane che abbaiava troppo.

L’accusa: Il sostituto procuratore Alessandro Aghemo ha presentato due aggravanti che aggravano il quadro: la premeditazione e la minorata difesa, dovuta alla condizione di cecità della vittima. L’udienza preliminare si è svolta in un clima teso. L’uomo è difeso dall’avvocato Roberto Doriguzzi, mentre la donna si è costituita parte civile con il legale Luca Calabrò. La decisione sul rinvio a giudizio è attesa entro metà ottobre.

Il rancore che monta: Non erano estranei. Aggressore e vittima abitano entrambi nella zona di corso Maroncelli. Da tempo i rapporti erano logorati da piccoli conflitti quotidiani, sempre per lo stesso motivo: l’abbaiare del cane della donna, un animale di piccola taglia che la accompagnava nelle sue passeggiate. Un rumore che per l’uomo era diventato insopportabile, tanto da trasformarsi in ossessione. La sera del 31 dicembre, l’anziano avrebbe deciso di agire. Secondo la ricostruzione dell’accusa, scese in strada con un coltello, raggiunse la vicina che era seduta su una panchina e la colpì. La donna fu ferita, ma riuscì a salvarsi. Anche il cane, che l’uomo avrebbe tentato di colpire, sopravvisse.

La ferita invisibile: Il corpo ha resistito, ma lo shock resta intatto. Per la vittima, quel coltello non ha squarciato soltanto la carne: ha inciso nella memoria una paura che ancora oggi la accompagna. La perdita della sicurezza, la diffidenza verso il quartiere, il terrore di una violenza improvvisa per un motivo banale. Una ferita invisibile che si aggiunge al buio quotidiano in cui la donna vive.

Il processo dovrà stabilire se quella lama fu il frutto di un gesto d’impulso o l’esito di una decisione pianificata. Ma al di là delle carte giudiziarie, resta il dramma di una violenza che scuote la città: una lite di vicinato degenerata in un tentato omicidio, consumata sotto i fuochi d’artificio di un Capodanno che per la vittima non potrà mai più essere soltanto festa.