Abusi sessuali su tre allieve: quattro anni e nove mesi all’allenatore 38enne di una squadra locale di pallavolo
L’orco era l’allenatore come avevanod etto le ragazze. Quattro anni e nove mesi, a fronte dei dieci chiesti dalla pubblica accusa. Si è chiuso martedì in Tribunale a Bologna il primo grado del processo a carico di un allenatore di pallavolo modenese di 38 anni accusato di violenza sessuale aggravata ai danni di tre ragazzine minorenni. L’uomo dovrà anche pagare 18 mila euro di multa. Le vittime si sono costituite parte civile (ad assistere due di loro, che all’epoca avevano 13 e 14 anni, l’avvocato Henrich Stove). Tutte e tre le ragazzine giocavano a pallavolo nella stessa squadra allenata dal 38enne, che nei mesi scorsi era stato raggiunto da un’ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari con braccialetto elettronico, misura confermata dalla sentenza. Una pena dimezzata rispetto a quanto chiesto dal pubblico ministero. Il giudice infatti ha riqualificato il capo di imputazione riducendo in questo modo la pena rispetto alla richiesta. «La sentenza ha posto dei seri dubbi all’impianto accusatorio. Questo sia da un punto di vista giuridico, vi è stato anche un significativo alleggerimento delle figure di reato, sia dal punto di vista fattuale», hanno commentato gli avvocati difensori Cosimo Zaccaria, Alessia Massari e Nicola Elmo. «A fronte dei dieci anni di reclusione chiesti dal pubblico ministero, l’esito ha portato a più che un dimezzamento della pena con rilevanti crepe su quanto affermato dall’accusa. Ovviamente – hanno aggiunto i legali dell’allenatore – attendiamo le motivazioni della sentenza per essere più precisi. Sicuramente impugneremo la residua parte di condanna, certi che in appello verranno ascoltate le nostre ragioni».
A fare emergere il caso erano state le testimonianze delle stesse ragazze che avevano raccontato ai genitori delle avances dell’allenatore. Due delle vittime che si sono costituite parte civile erano presenti al processo. L’uomo era stato accusato non solo di violenza sessuale aggravata, ma anche di pornografia minorile perché, secondo l’accusa, avrebbe anche cercato di portare avanti una relazione con una delle giovanissime scambiando con lei migliaia di messaggi su WhatsApp. «Una pena comunque adeguata alla gravità dei fatti avvenuti», il commento dell’avvocato Henrich Stove che assiste le giovani. «Per le ragazze era importante assicurare alla giustizia un imputato in tempi estremamente rapidi e severi. Ed era importante, per loro, che nel processo non fosse messa in discussione la verità dei fatti. Sono cose difficili da raccontare. Il vero punto importante di questo processo è che in tempi rapidi è stata pronunciata una sentenza estremamente severa, che prevede anche provvisionali e risarcimento dei danni che saranno richiesti nelle separate sedi».
(Fonte Corriere della Sera)
