La guerra dei sassi tra ragazzi finisce male, con un adolescente in ospedale e un risarcimento da 80 mila euro. Nel gennaio del 2022 un gruppo misto di adolescenti decide una mattina in cui non c’era scuola per la vacanze, di andare al campo trincerato di Treviso, per “giocare alla guerra”. E già qui ci sarebbe molto da dire su cosa assorbono dal mondo adulto gli adolescenti, ma in pratica i ragazzi formano due squadre e dopo essersi posizionati a un certa distanza gli uni dagli altri, iniziano a lanciarsi contro pietre e sassi di ogni genere e dimensione. Uno dei ragazzi interrogati dal giudice dirà “eravamo nel nostro bunker quando è successo”. Il racconto fa riferimento al luogo scelto per “giocare alla guerra” dove sono presenti in effetti alcuni bunker della Prima Guerra Mondiale. Un ragazzo di una della due squadre che si stavano letteralmente prendendo a sassate, a un certo punto lancia una pietra un po’ più grossa delle altre che prende in pieno volto un adolescente della “fazione avversa”. Il colpo è terribile, il ragazzo si accascia al suolo dolorante e ricoperto di sangue, e a quel punto forse i ragazzi si rendono conto dell’assurdità e pericolosità di quel gioco così violento e chiamano il 118. Il ragazzo finisce al pronto soccorso di Treviso, e dopo le prime visite viene ricoverato presso il dipartimento di chirurgia maxillo-facciale e operato d’urgenza per le fratture a naso e zigomi causate dalla pietra. Ne viene fuori un contenzioso giudiziario, più che altro tra i genitori del ragazzo ferito e la compagnia assicurativa della famiglia dell’altro ragazzo che non intende riconoscere danni per quel tipo d’infortunio. A detta dell’assicurazione in pratica il ragazzo sapeva a che tipo di rischi andava incontro lanciandosi sassi e pietre con gli amici. Inevitabile a quel punto andare in giudizio. Nei giorni scorsi il giudice Marina Righi, del Tribunale civile di Treviso, ha pubblicato la salomonica sentenza nella quale ha ritenuto responsabili entrambi i ragazzi per l’accaduto, esattamente al 50% ciascuno, e quindi condannato i familiari dell’adolescente che ha lanciato quella pietra a risarcire il suo compagno di giochi, e la sua famiglia, con circa 80 mila euro, tra danni subiti e spese legali. Cioè la metà del danno totale provocato. Si legge infatti molto chiaramente in sentenza: “Nel caso in esame il danneggiato si è esposto volontariamente a un rischio superiore alla norma, in violazione di regole comportamentali di prudenza, così come verosimilmente avvertite e riconosciute dalla sua coscienza, con una condotta attiva che si è inserita come antecedente causale necessario del processo causale che è culminato con il danno da lui subito”. E dopo aver stigmatizzato anche il comportamento del ragazzo che ha lanciato la pietra che ha colpito in pieno il compagno, e l’intera comitiva di amici per quel gioco così pericolosi, il giudice ha concluso affermando: “La gravità della violazione della regola comportamentale di prudenza, come accettata e valutata dalla coscienza sociale, induce a ritenere sussistente un concorso colposo del 50%”. Una sentenza ineccepibile ma emersa dopo una serie di accadimenti che si prestano a molte riflessioni extra processuali.
