Cronaca

Crans-Montana, rientrate le salme di 4 delle 6 vittime italiane della strage di Capodanno

L’aereo dell’aeronautica militare ha toccato terra a Linate poche ore fa, riportando in Italia quattro delle salme dei ragazzi morti nella tragedia di Crans-Montana. Non c’erano applausi, non c’erano parole, solo un grande peso. È atterrato in silenzio, come accadono le cose che fanno rumore dentro. Erano giovani, giovanissimi, erano ragazzi che avevano deciso di partire per festeggiare il nuovo anno con gli amici, spensierati e divertendosi. Invece, in pochi minuti è cambiato tutto e il tempo si è fermato. Un incendio improvviso, il panico, il fumo, le urla. E poi il silenzio. Un silenzio che oggi viaggia su un aereo militare, attraversa le Alpi e arriva fino alle famiglie, agli amici, alle città che li aspettano, però, senza poterli più abbracciare. Guardare questa tragedia da lontano è impossibile. Perché non è lontana. Non è una notizia come le altre. Poteva esserci chiunque di noi, quella notte, in quel locale. Bastava una vacanza, una festa. Bastava essere vivi e giovani.
Il rientro delle salme è un momento carico di significato, è un passaggio necessario, duro, che riporta la tragedia dentro le case e nelle vite di chi resta. Noi non possiamo capire cosa significhi per quelle famiglie. Non possiamo immaginare cosa voglia dire aspettare un figlio e ricevere una notizia del genere, né cosa succeda quando quell’attesa finisce nel modo peggiore possibile. Possiamo solo restare in silenzio e riconoscere che esiste un dolore che non ci appartiene. Ci saranno accertamenti, indagini, responsabilità da chiarire, ma ad oggi queste cose contano poco. Oggi restano persone che non ci sono più e intere famiglie che dovranno convivere con un vuoto che nessuna spiegazione potrà colmare. Restano i nomi, i volti, le storie lasciate a metà. Restano i messaggi senza risposta, le foto che improvvisamente fanno male, i sogni che non hanno avuto il tempo di diventare realtà. Oggi l’Italia accoglie questi ragazzi. E a noi, che siamo rimasti, non resta che il rispetto. Il rispetto per chi non c’è più e per chi dovrà continuare a vivere con qualcosa che noi, per fortuna, non possiamo nemmeno immaginare.