Dopo la Toscana ora la Sardegna approva una legge regionale, perché in assenza di quella nazionale ogni regione fa come gli pare. La Corte Costituzionale si è pronunciata per tre volte sul fine vita. In mancanza di una norma nazionale, ogni regione va per conto proprio. La Toscana è stata la prima Regione ad approvare una legge, grazie alla quale verranno garantiti ai malati tempi e modalità certi per l’accesso al suicidio assistito, seguita dalla Sardegna. In Senato un muro di polemiche ha accolto il testo base del ddl approvato dalla maggioranza. Mentre sono finora nove le persone che hanno potuto accedere a questa procedura medica in Italia, continuano i viaggi per ottenerla all’estero, in ultimo quello di Martina Oppelli. eutanasia è vietata in Italia, mentre il suicidio assistito, dopo l’intervento della Corte Costituzionale del 2019, è consentito ma solo ad alcune condizioni. A sei anni di distanza dalla storica sentenza sul caso del Dj Fabo, che ha aperto la strada a questa procedura medica, ancora non c’è una legge nazionale sul fine vita e il nuovo tentativo di legiferare da parte del Parlamento crea molte polemiche, suscitando proteste anche da parte degli stessi medici. In questo contesto, l’approvazione, da parte del Consiglio Regionale della Toscana, della proposta di legge promossa dall’Associazione Luca Coscioni ha costituito il primo caso di regolamentazione del suicidio assistito a livello regionale nel nostro Paese.
La Toscana è stata la prima regione italiana a garantire ai malati tempi e modalità certi per l’accesso al suicidio medicalmente assistito. Dopo un lungo e acceso dibattito, il Consiglio regionale ha approvato, l’11 febbraio 2025, la legge di iniziativa popolare ‘Liberi subito’ depositata dall’Associazione Luca Coscioni in 15 Regioni. L’obiettivo della legge, che è stata poi impugnata dal governo, è evitare che i pazienti in attesa di un responso per mesi, muoiano prima di averlo ottenuto, come accaduto il 9 febbraio, proprio alla vigilia del via libera, a una donna di 70 anni, Gloria, affetta da broncopneumopatia cronica ostruttiva e originaria di Firenze, che da un anno attendeva l’ok della Asl alla somministrazione del farmaco letale.
La legge ‘Liberi subito’ è stata modificata dall’assemblea toscana tramite una dozzina di emendamenti e prevede che la procedura per la verifica dei requisiti del malato da parte della commissione si debba concludere entro 20 giorni dal ricevimento dell’istanza. In caso di esito positivo, si procede alla definizione delle modalità di attuazione della procedura entro 10 giorni, ed entro altri 7 giorni l’azienda sanitaria assicura il supporto tecnico, farmacologico e sanitario per l’assunzione del farmaco.
La norma stabilisce che tali prestazioni siano gratuite e stanzia 10mila euro all’anno per tre anni. “È una legge di civiltà perché impedisce il ripetersi di casi, da ultimo quello di Gloria, proprio in Toscana, di persone che hanno dovuto attendere una risposta per mesi, o addirittura per anni, in una condizione di sofferenza insopportabile e irreversibile”, ha commentato la segretaria dell’associazione Filomena Gallo. Subito è insorta l’associazione Pro Vita che parla di “una legge barbara e disumana”, “omicida e incostituzionale”.
A votare a favore sono stati Pd (con l’eccezione della consigliera dem, Lucia De Robertis che non ha espresso voto) Iv, M5s e gruppo Misto. L’approvazione ha scatenato proteste nel centrodestra. “Questa materia non è di competenza legislativa delle Regioni”, affermano i consiglieri regionali del gruppo di Fratelli d’Italia in una nota. Mentre il presidente dei senatori di Forza Italia, Maurizio Gasparri, la definisce “una grave forzatura”, per il presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, “questo voto è una conquista che darà un impulso al legislatore nazionale”.
La legge è stata però impugnata dal governo italiano alla Corte Costituzionale. “L’esecutivo – è stata la risposta della segretaria del Pd Elly Schlein – volta le spalle a chi sta soffrendo”. Il 29 dicembre dello stesso anno è arrivata la risposta della Consulta: non è illegittima l’intera legge ma varie sue disposizioni violano competenze statali. Di fatto, la Corte ha accolto, ma solo in parte, il ricorso. Soddisfatto Giani: “ora c’è un diritto delle Regioni a legiferare – sottolinea – anche se in alcuni aspetti la nostra legge è andata oltre, prevedendo disposizioni che possono essere integrate o modificate. Lavoro che faremo”. Esulta anche l’associazione Luca Coscioni: “Le dichiarazioni di illegittimità riguardano solo singoli profili, che non mettono in discussione né il perimetro dei diritti delle persone malate né l’obbligo delle strutture pubbliche di dare attuazione ai principi costituzionali già stabiliti”. Per Filomena Gallo e Marco Cappato, segretaria e tesoriere, “il Governo ha tentato di bloccare tutto, ma la Corte costituzionale ha detto no”.
(Fonte Ansa)
