Continuava a perseguitare la sua ex nonostante il divieto di avvicinamente, 38enne finisce ai domiciliari
È stato posto agli arresti domiciliari, nella sua residenza a Forlì, con l’obbligo di indossare il braccialetto elettronico, un 38enne accusato di presunti atti persecutori e lesioni personali ai danni della fidanzata, che già da qualche mese intendeva interrompere la loro relazione. Sono stati i carabinieri della Stazione di San Martino in Strada a far scattare il provvedimento su ordinanza del giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Forlì. Questa triste storia di sopraffazione e violenza era cominciata già da tempo. Infatti, la condotta dell’uomo era stata segnalata alle forze dell’ordine e, ad ottobre, gli era stato già imposto, attraverso una specifica misura cautelare stabilita dall’autorità aiudiziaria forlivese, di non avvicinarsi alla donna a meno di 500 metri. La sua situazione si è, però, aggravata per il suo ossessivo atteggiamento persecutorio. Ha tentato, in ogni modo possibile, di accostarsi a lei, nonostante la ferma imposizione del provvedimento. Sfruttava qualsiasi occasione pur di vederla e sentirla, fisicamente e telefonicamente, andando in luoghi da lei frequentati, creando falsi profili social per controllarla. Le evidenti violazioni da lui commesse, verificate con cautela dai carabinieri, hanno confermato questa assurda realtà. Il colpevole di questa gravissima forma di violenza fisica e psicologica non ha cessato di seguire e opprimere la sua vittima, andando al di là di ogni divieto.
Ciò ha spinto il sostituto procuratore della Repubblica di Forlì a rafforzare la precedente ordinanza cautelare, aggiungendo alla restrizione già imposta, come già affermato, gli arresti domiciliari e l’obbligo del braccialetto elettronico.
Purtroppo, questa vicenda si inserisce in un allarmante filone di violenza di genere che ha colpito, durante il 2025, ben 95 persone, tra cui 81 donne vittime di femminicidio. È stato l’Osservatorio Nazionale a fornire ufficialmente tali dati, analizzando i singoli casi e riportando importanti informazioni in maniera estremamente chiara. I numeri che sono emersi dalle loro analisi segnalano una situazione di altissima gravità. Oltre le 81 vittime di femminicidio accertate, almeno altre 70 donne sono state stravolte da tentativi di femminicidio dai quali, però, sono riuscite a liberarsi. Il dato che più preoccupa è che nel 52% dei casi i femminicidi sono stati perpetrati da partner e mariti legati affettivamente alle vittime. Ben 18 brutali violenze, invece, sono state commesse da uomini che non hanno accettato l’ipotesi della fine delle loro storie e 11 dagli stessi figli delle donne uccise. Numeri tanto alti, inevitabilmente, gettano un enorme ombra su quanto la violenza di genere stia dilaniando l’Italia. Inoltre, tra gli uomini coinvolti in questa terribile piaga sociale, 27 si sono suicidati, togliendo, di conseguenza, alla giustizia la possibilità di poter fare il suo corso e 5 hanno tentato di togliersi la vita senza riuscirci.
Le cause di cifre tanto allarmanti sono da rintracciare nelle radici profonde in cui si radica la disparità di genere. È una realtà che trae origine dai principi patriarcali che ancora resistono nella società, dalle disuguaglianze che regolano i rapporti umani. In un mondo che grida alla libertà, le donne sono ben lontane dal sentirsi realmente libere. Un ulteriore fenomeno che aggrava questa complessa situazione, conducendola in una direzione ancor più grave, è la razzializzazione delle vittime e dei loro aguzzini. Spesso, infatti, notizie di questo genere vengono accompagnate da commenti legati alle origini delle persone coinvolte, giustificando o colpevolizzando qualcuno sulla base della propria provenienza. Anche questo fenomeno si lega a subdoli meccanismi che non lasciano spazio a lucide valutazioni. La fine di tutto ciò dovrebbe concretizzarsi a partire da un consapevole lavoro di rieducazione sociale, sarebbe necessario coinvolgere l’intera cittadinanza italiana senza alcuna eccezione. La giustizia e le forze dell’ordine svolgono un ruolo centrale nella lotta contro i femminicidi e lavorano per un nobile obiettivo: abolire la brutalità che trasforma in un incubo la vita di semplici donne.
