Tutti a fare di nuovo il militare, la proposta del ministro Guido Crosetto fa discutere e “litigare”
Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha riaperto ufficialmente il dibattito sulla possibile necessità di potenziare le Forze Armate italiane, proponendo una doverosa riflessione sulla reintroduzione di un servizio militare su base volontaria. La decisione arriva in un momento in cui diverse nazioni europee, come la Francia e la Germania, stanno rivedendo i propri modelli di difesa in risposta a un quadro geopolitico percepito come “meno sicuro”. L’annuncio di Crosetto giunge dopo un incontro a Parigi con l’omologa francese, Catherine Vautrin, in un contesto in cui la Francia ha appena annunciato il ripristino di dieci mesi di leva e La Germania ha già compiuto passi decisivi nella riforma della sua difesa, distinguendosi da Paesi come Francia e Italia con l’approvazione di un proprio disegno di legge sul servizio militare. Questa iniziativa fa parte di un vasto piano di riarmo, reso possibile da una modifica costituzionale che ha permesso allo Stato di ricorrere a un maggiore indebitamento per sostenere le spese militari. Le nuove disposizioni legislative stabiliscono che, a partire dal 2026, tutti i diciottenni di sesso maschile dovranno ricevere un questionario per esprimere la loro disponibilità al servizio militare. Sarà inoltre richiesta una visita medica obbligatoria. L’obiettivo di queste procedure è duplice: valutare con precisione la platea di possibili candidati e rafforzare le Forze Armate, pur mantenendo l’arruolamento su base strettamente volontaria almeno nella fase iniziale di implementazione. La Germania si pone il chiaro obiettivo di diventare la forza armata più forte d’Europa entro il 2029.
Il Ministro italiano ha sottolineato come la visione di un futuro caratterizzato da minore sicurezza imponga una seria “riflessione sul numero delle forze armate” e sulla “riserva che potremmo mettere in campo in caso di situazioni di crisi”. Molte nazioni europee stanno “mettendo in discussione” i modelli di difesa costruiti negli ultimi 10-15 anni, volti a una progressiva di munizione del numero dei militari. L’Italia, secondo Crosetto, non può restare estranea a questa tendenza.
Per avviare questa svolta, Crosetto ha annunciato che porterà una bozza di disegno di legge prima in Consiglio dei Ministri e successivamente in Parlamento. Il progetto non si limiterà a discutere l’aumento del numero dei militari, ma è volto anche a rivedere interamente “organizzazione e regole” della difesa del Paese per gli anni a venire. Il Ministro ha poi voluto specificare che la sua proposta non mira a reintrodurre la leva obbligatoria, ma una leva su base volontaria. Crosetto ha insistito sul fatto che qualsiasi scelta nel settore della Difesa debba essere il più possibile condivisa e nascere all’interno del Parlamento, il luogo strettamente deputato alla rappresentazione del popolo. Per questa ragione ha preferito la forma del disegno di legge) piuttosto che un decreto-legge immediato. L’obiettivo è archiviare le scelte passate di riduzione dello strumento militare e avviare un suo potenziamento.
La proposta del Ministro ha immediatamente suscitato reazioni negative tra le opposizioni, che temono una “militarizzazione” della società e un dirottamento di risorse dalle esigenze primarie di sicurezza interna.
I capigruppo del Movimento 5 Stelle nelle Commissioni Difesa (Arnaldo Lomuti e Bruno Marton) hanno criticato le uscite di Crosetto, accusando il Governo di prepararsi alla guerra, e hanno chiesto all’Esecutivo di concentrarsi invece sul reclutamento degli almeno 25.000 tra Carabinieri e Poliziotti che mancano per far fronte alle attuali carenze di organico delle Forze dell’Ordine. Sulla stessa linea si è schierato anche Angelo Bonelli di Alleanza Verdi Sinistra (AVS) ed Europa Verde, il quale ha respinto l’idea di “trasformare i nostri giovani in soldati invece che in medici, insegnanti, ingegneri o educatori”.
Il dibattito è appena iniziato, ma si preannuncia fortemente acceso, ponendo il tema della Difesa e del ruolo delle Forze Armate nuovamente al centro dell’agenda politica italiana, dopo un quindicennio di progressiva demilitarizzazione.
