Aggredita la troupe di Mediaset a Torino. L’inviata Erika Antonelli e gli operatori terrorizzati: l’episodio riapre il dibattito sulla sicurezza dei giornalisti sul campo. Ieri mattina, in una via centrale di Torino, la troupe di Mediaset è stata vittima di un’aggressione. La giornalista Erika Antonelli, inviata di “Dritto e Rovescio”, si trovava in auto insieme a due operatori quando un uomo incappucciato ha colpito il veicolo con una mazza ferrata, mandando in frantumi parabrezza e vetri laterali. Fortunatamente nessuno è rimasto ferito, ma l’episodio ha creato paura e tensione tra i membri della troupe. La giornalista stava realizzando un servizio su Don Alì, content creator torinese noto alle cronache delle ultime settimane per aver minacciato un maestro di scuola elementare, accusandolo di aver probabilmente maltrattato alcuni bambini. Il personaggio di Don Alì, già finito sotto i riflettori per la sua attività sui social, era stato recentemente intervistato da Le Iene, con Luigi Pelazza che ha mostrato come gran parte della sua notorietà sia legata alla provocazione online e alla spettacolarizzazione delle vicende.
L’aggressione a Erika Antonelli e agli operatori riporta al centro il tema della sicurezza dei giornalisti e degli operatori televisivi, costretti spesso a lavorare in contesti complessi e rischiosi per raccontare fenomeni sociali come le baby gang, lo spaccio, il degrado urbano o altre realtà difficili da documentare. Raccontare storie scomode significa esporsi a pericoli concreti, e ogni episodio di intimidazione diventa un campanello d’allarme sulla vulnerabilità di chi lavora per informare la collettività.
Questo caso sottolinea la necessità di strumenti di protezione, protocolli di sicurezza e attenzione costante per chi racconta la realtà quotidiana delle città. La libertà di stampa non è solo un principio, ma una responsabilità da difendere, perché dietro ogni cronaca ci sono persone che rischiano ogni giorno per portare alla luce fatti importanti.
