Il 49enne, compagno dell’ex di Veronese, ha ammesso di aver colpito a morte l’imprenditore dopo una lite per l’affidamento dei figli. L’arma non è stata ancora trovata. Dopo giorni di indagini e ipotesi, il volto dell’assassino di Marco Veronese ora ha un nome: Michele Nicastri, 49 anni, compagno dell’ex fidanzata dell’imprenditore ucciso la notte del 23 ottobre. È lui l’uomo incappucciato visto fuggire da via Sansovino, poco dopo che Veronese era stato colpito a morte davanti al bar Bermuda. Nicastri ha confessato. Durante l’interrogatorio davanti ai carabinieri del Nucleo Investigativo e alla procura di Torino, ha ammesso di aver accoltellato Veronese dopo una discussione degenerata in violenza. Alla base del delitto, secondo quanto trapela dagli inquirenti, ci sarebbe una lite per l’affidamento dei figli della donna che un tempo era legata alla vittima. Veronese, 39 anni, voleva poterli vedere più spesso.
La ricostruzione dei militari è meticolosa: le immagini delle telecamere della Borgata Paradiso hanno tracciato passo dopo passo la fuga dell’assassino. A partire dai video del bar davanti al quale il corpo di Veronese è crollato sull’asfalto, fino alle registrazioni di altre telecamere pubbliche e private lungo tutto il percorso. A incastrarlo sono stati anche i tabulati telefonici e alcune incongruenze nei suoi spostamenti quella notte. Quando gli investigatori si sono presentati alla sua porta, Nicastri ha tentato di negare, poi ha ceduto. Ha raccontato una versione confusa, dicendo di non aver voluto uccidere, ma solo “spaventare”. Il coltello, però, non è stato ancora ritrovato.
Veronese era un uomo conosciuto e stimato. Padre di tre bambini, viveva con i genitori in corso Francia e gestiva una società di sistemi di sicurezza. Chi lo conosceva lo descrive come una persona gentile, sempre disponibile, incapace di far male a qualcuno. La comunità di Collegno, ancora scossa dal delitto, ha accolto la notizia dell’arresto con un misto di sollievo e rabbia. “Era un uomo buono, impossibile che qualcuno lo volesse morto”, aveva detto il tabaccaio del quartiere pochi giorni dopo l’omicidio. Ora quella frase pesa ancora di più, di fronte alla freddezza di chi ha scelto la lama per risolvere una contesa familiare. Le indagini non si chiudono qui. Gli inquirenti stanno cercando di capire se Nicastri abbia agito da solo o se qualcuno l’abbia aiutato a nascondere l’arma. Ma su un punto non ci sono più dubbi: Marco Veronese è stato ucciso da Michele Nicastri, un uomo accecato da rabbia e gelosia, che nella notte di Collegno ha deciso di togliere la vita a chi considerava un rivale. Un omicidio nato da un legame spezzato, e da una vendetta che ha travolto tutti.
