Venezuela e Brasile, due contesti differenti ma una matrice unica: la lotta ai narcos e Trump
C’è un filo sottile che lega la sanguinosa operazione di polizia a Rio de Janeiro in Brasile e lo schieramento di navi da guerra statunitensi davanti le coste del Venezuela: la vera o presunta lotta al narcotraffico. Ma andiamo per ordine: la massiccia operazione a cielo aperto che ha paralizzato la città di Rio ordinata dal governatore dello stato di Rio de Janeiro Cláudio Castro (del partito dell’ex presidente di estrema destra Bolsonaro già condannato per tentato golpe e altri reati), ha provocato reazioni indignate e accesissime discussioni nelle sedi istituzionali brasiliane. Le 138 vittime accertate durante l’azione, che ha visto coinvolti 2.500 agenti, non è detto che fossero tutte appartenenti a gruppi criminali e in ogni caso è risaputo che la polizia brasiliana, soprattutto quella militare, ha la mano piuttosto pesante mettendo in campo battaglioni di élite come il BOPE, altamente addestrati, specializzati e autorizzati a operare nelle favelas con metodi risolutivi e il più delle volte letali, senza guardare in faccia a nessuno. Tra l’altro pare che il governatore Castro abbia chiesto l’aiuto di Donald Trump (con il quale Bolsonaro, attualmente agli arresti domiciliari, è in stretti rapporti) per debellare il Comando Vermelho, la più radicata e forte organizzazione criminale di Rio de Janeiro che ha ingaggiato la durissima battaglia urbana contro la polizia. Se nel caso di Rio il problema del narcotraffico e delle bande armate che ne esercitano il controllo è reale, nel caso del Venezuela non è così; la repubblica bolivariana a detta di molti osservatori non è coinvolta nel traffico internazionale di stupefacenti, al contrario, su questo fronte il Venezuela si è reso disponibile a collaborare con la polizia di frontiera della Colombia del presidente Gustavo Petro, alleato di Maduro. Pino Arlacchi, sociologo ed ex parlamentare europeo che è stato lo zar dell’antidroga mondiale, in un recente articolo molto interessante che smaschera le bufale sul Venezuela ha scritto: “Durante il mio mandato alla guida dell’Unoc, l’agenzia antidroga e anticrimine dell’Onu, sono stato di casa in Colombia, Bolivia, Perù e Brasile ma non sono mai stato in Venezuela. Semplicemente, non ce n’era bisogno”. La lotta al narcotraffico in questo caso è l’ennesima montatura messa in piedi dagli Stati Uniti per avere via libera per attaccare il paese e tentare di spodestare Nicolas Maduro. Questo ritorno degli Stati Uniti alla dottrina Monroe (l’America agli americani) punta a impedire l’ingerenza di altri stati negli affari del continente e affermare l’egemonia occidentale degli USA. Se questa dottrina enunciata dal quinto presidente degli Stati Uniti James Monroe si riferiva principalmente alle potenze europee, oggi si rivolge in primis a Russia e Cina. Di recente la Russia ha stretto un accordo militare con la repubblica cubana e una partnership strategica con lo stesso Venezuela; il ministro degli esteri russo Lavrov ha dichiarato: “Affermiamo il nostro fermo sostegno alla leadership venezuelana nella difesa della sovranità nazionale”. Anche la Cina sta esercitando una penetrazione in centro e sud America dal punto di vista commerciale e tutto ciò evidentemente infastidisce gli USA. Un altro paese, lontano, ma che ha buoni rapporti con il Venezuela è l’Iran, per cui è facile capire come a Washington siano in fibrillazione anche perché se dovesse esserci un attacco stavolta il resto del mondo potrebbe non stare a guardare. Inoltre secondo i sondaggi solo una minima parte dell’opinione pubblica statunitense appoggerebbe un attacco militare al paese sudamericano, le prime crepe si notano anche al congresso tra le fila repubblicane: il senatore Rand Paul ha recentemente asserito che “il Presidente non può semplicemente dichiarare guerra a suo piacimento. (…) Sono un sostenitore di Donald Trump, lo appoggio, ma non appoggio il fatto di trascinarci in una guerra senza un voto del Congresso. La differenza tra guerra e lotta alla criminalità è che in guerra non chiedi il nome delle persone, le elimini e basta. (…) Ma se si tratta di crimini, ad esempio traffico di droga, allora da sempre esistono regole per condurre operazioni, e il diritto a un processo. Non puoi semplicemente far esplodere una barca piena di persone senza neppure sapere chi siano”. Ma la tensione non accenna a diminuire, nelle ultime ore l’ennesima imbarcazione è stata colpita da un attacco aereo statunitense che ha provocato la morte di 3 presunti narcotrafficanti a bordo mentre si rafforza la presenza navale statunitense davanti le coste del Venezuela con l’arrivo della portaerei Gerald Ford e massicce esercitazioni dei marines che si stanno svolgendo a Porto Rico. La Russia intanto promette una fornitura di missili a Caracas che ha già proclamato da giorni la mobilitazione generale.
