Cronaca

Si ammala e muore di tumore dopo missione all’estero, primi indennizzi ai suoi familiari dal ministero condannato in aula

Si ammala di tumore e muore per aver respirato polveri di sostanze cancerogene in missione all’estero, ai suoi eredi i giudici riconosco gli indennizzi previsti in casi del genere. A distanza di 3 anni dalla sua morte per una forma tumorale molto aggressiva, la moglie e le due figli minorenni di un militare di Livorno hanno ottenuto in Tribunale i primi risultati delle azioni legali intraprese a tutela dei loro diritti. Il giudice Federica Manfré, del Tribunale livornese, infatti, nei giorni scorsi ha accolto il ricorso dei familiari del militare deceduto nell’aprile del 2022, riconoscendogli lo status di “vittima del dovere”. Di conseguenza il ministero della Difesa è stato condannato a pagare la “speciale elargizione” di 200 mila euro, e circa 1.500 euro ciascuno come vitalizio. Questo perché è stato dimostrato che l’uomo durante le sue missioni in Bosnia, Kosovo, Iraq, Libano, Afghanistan, Gibuti, era venuto a contatto con metalli pesanti, molto pericolosi e cancerogeni, quali il mercurio, il piombo, l’arsenico, cromo e cadmio. Proprio l’esposizione prolungata a questi elementi aveva portato l’uomo ad ammalarsi un una grave patologica oncologica che nel 2022 nonostante le cure si era dimostrata fatale. Prima della morte il militare aveva presentato domanda per il riconoscimento della causa di servizio e risarcimento dei danni ma era stata rigettata. La decisione è stata impugnata e la causa è ancora in corso. Ma a maggio del 2022, un mese dopo il decesso del coniuge, la moglie aveva presentato intanto anche istanza per il riconoscimento dello status di “vittima del dovere” per accedere ai benefici di legge che spettano di diritto ai familiari ed eredi. Per il Tribunale di Livorno le due cause sono assolutamente indipendenti e quindi nel frattempo il ministero dovrà erogare gli indennizzi previsti per le “vittime del dovere”. Successivamente, in altra sede, saranno stabiliti eventuali risarcimenti per danni patrimoniali e morali. Scrive molto chiaramente sul punto il giudice livornese: “In primo luogo giova chiarire che il ricorso è fin dall’origine procedibile in quanto la domanda formulata non è sovrapponibile né dipendente da quella relativa al riconoscimento della causa di servizio”. In questa tipologia di contenziosi giudiziari, la suprema corte di Cassazione ha fatto chiarezza definitiva sui criteri da seguire indicando con precisione la strada da percorrere, per cui non serve, come in altri processi per risarcimento, provare scientificamente il nesso tra l’esposizione a sostanze nocive e una malattia: “Una volta che sia acclarata l’effettiva esposizione all’uranio impoverito o alle altre sostanze nocive, si deve presumere il nesso causale con la patologia tumorale”, scrivono gli ermellini nella storica sentenza del 2024. Per cui il Tribunale livornese, ricordando tale pronuncia in sentenza, dopo aver raccolto la documentazione relativa alle zone dove aveva operato il militare, e accertata la presenza di sostanze cancerogene, ha direttamente collegato l’esposizione alle polveri respirate, alla malattia che ha portato al decesso dell’uomo nel 2022, senza ulteriori verifiche o perizie. Il ministero della Difesa è stato condannato anche a circa 7 mila euro di spese legali.

 

(Fonte Corriere Fiorentino)