Esteri

A Sderot pic-nic con vista sulle macerie di Gaza City, due minuti di binocolo per osservare i bombardamenti costano meno di un euro

Un’immagine destinata ad entrare nei libri di storia alla parola orrore. Non ci sono più limiti da superare. Padre e figlia sulla collina di Sderot con sdraio e bibite. A pochi metri c’è chi osserva Gaza City con il binocolo, all’ombra di una bandiera israeliana. Ma c’è chi critica Netanyahu (e chi noi europei). A ogni colonna di fumo che s’impenna dalla pianura, s’alza un «wow!» dalla collina: la collina di Sderot, un chilometro da Gaza e da quelle esplosioni che spianano vite, case, odio, speranza, follia. Salgono da giorni, quassù, gli israeliani del sud, a mezz’ora di macchina da Tel Aviv. Scuole, fidanzatini, famiglie, colleghi di lavoro. E più che mai vengono di Shabbat, il sabato di festa ebraica, perché questa è un po’ come una nostra scampagnata fuori porta, solo che giù dalla campagna, appena oltre la recinzione di confine, gli uccellini sono scappati da un pezzo: c’è una gran vista sulla morte.

Bibite e sdraio. Padre e figlia si sono portati sdraio rosse e blu, una ghiacciaia con la Coca Zero, un binocolo, e se ne stanno all’ombra di un lungo muraglione dove sono allineate le foto dei soldati di Tsahal caduti durante questi quasi due anni di guerra asimmetrica e feroce. Cosa ci fate qui? «Ci godiamo il paesaggio», sorride sornione papà Udi, sessantenne misrachi, ebreo mediorientale fuggito a Gerusalemme dai pogrom di fine anni Sessanta, mentre da Gaza proviene un altro boato. «Ora mi sento più sicura», sospira la figlia, Yael: «Solo mi si stringe il cuore perché a ogni botto penso ai nostri ostaggi, uno di loro potrebbe morire in quel momento, i terroristi li usano come scudi umani». Ma dei gazawi? Dei loro bambini? Non v’importa? «I bambini di Gaza festeggiavano coi dolcetti il 7 ottobre», ruggisce Sharon, pacifico travet del comune di Rehova, due passi da qui.

Il posto è diventato una meta popolare. Prima era un monumento ai caduti dell’operazione «Margine di protezione», estate 2014: la gente di Sderot e dei kibbutzim sentiva allora il rombo delle ruspe di Hamas che scavavano tunnel, l’esercito intervenne per prevenire un’invasione, ciò che non ha fatto il 7 ottobre 2023, quando l’invasione è arrivata davvero, ma dalla terra e dal cielo. Adesso questa spianata accanto al deserto del Negev, in cima a campi di grano e vigneti, frutto del vitale talento israeliano per la bonifica, è un’attrazione. Ci hanno piazzato un potente binocolo: due minuti di sbirciatina sulle rovine di Gaza costano 5 shekel, poco più di un euro. In basso, un cartello turistico, «Sderot lookout», messo dopo l’inizio dell’operazione di terra a indicare la via. Si sale un pendio polveroso tra bandiere israeliane e vessilli gialloverdi della Brigata Golani, quella che ha sopportato maggiori perdite. E, tra gli sbuffi dei bombardamenti, si vede fino al porto di Ashod, dove dovrebbero arrivare i pacifisti della Global Sumud Flotilla.

 

(Fonte Corriere della Sera)