Cronaca

Stangata sulle famiglie italiane: vivere costa il 36% in più, ma il salario reale cala del 4%

Luce, gas, carburanti e alimentari: la pioggia di rincari degli ultimi dieci anni ha fatto lievitare il budget familiare. E la crescita dei redditi, depurata dall'inflazione, non basta a recuperare il potere d'acquisto.

Negli ultimi dieci anni – dal 2015 al 2025 – sulle famiglie italiane si è abbattuta una pioggia di rincari. La bolletta media della luce è lievitata del 22%; quella del gas del 64%. La spesa per fare un pieno di benzina è salita del 13% (per il diesel, 18%). E i principali prodotti alimentari hanno registrato incrementi fino al 73%. Sono i dati emersi dall’osservatorio “Cara Italia” realizzato da Facile.it e Consumerismo No Profit. Nonostante l’aumento dei redditi lordi, il potere di acquisto si è dunque ridotto.

La prima voce di spesa finita sotto la lente è la bolletta della luce. Analizzando i dati Eurostat, Facile.it ha quantificato che in dieci anni la tariffa media per l’energia elettrica destinata ai consumatori è salita di circa il 22%, portando la spesa di una famiglia tipo (consumi pari a 2mila kWh) dai 486 euro del 2015 ai 593 euro del 2025, con un aggravio di 108 euro.
Va peggio per quanto riguarda la bolletta del gas, che per una famiglia tipo (consumi 1.100 smc annui) è salita del 64%, passando dai 1.064 euro del 2015 agli oltre 1.740 euro del 2025, in aumento di ben 677 euro. Un aggravio destinato a peggiorare nel 2026 se si considera che, da febbraio, a seguito dello scoppio della guerra in Iran, il prezzo del gas è tornato a crescere, con ripercussioni sulle bollette dei consumatori.

Altra voce di spesa aumentata sensibilmente è quella del carburante. Il proprietario di una vettura di medie dimensioni che nel 2015 percorreva 10mila km spendeva in benzina 1.013 euro, mentre nel 2025 ne sono occorsi 1.144, in aumento del 13%. Per l’auto alimentata a diesel, invece, il costo di rifornimento è passato dai 773 euro del 2015 ai 909 euro del 2025. Per il 2026 ci si aspetta un bilancio ancora più salato; guardando ai primi 9 mesi dell’anno, l’aumento di spesa rispetto allo stesso periodo del 2025 è stato del 7% per la benzina, del 20% per il diesel. Sommando l’aumento delle bollette con quello del carburante, considerando una sola autovettura a benzina per famiglia, la spesa complessiva è passata dai 2.563 euro del 2015 ai 3.478 euro del 2025, con un incremento di 915 euro (+36%).

L’aumento dei prodotti energetici di questi anni ha avuto ricadute negative anche sul prezzo di tanti altri prodotti, a partire da quelli alimentari, che hanno ulteriormente aggravato il bilancio finale. Consumerismo No Profit ha rilevato, dal 2015 al 2025, aumenti a doppia cifra tra i principali alimenti alla base della dieta mediterranea: il pane fresco, ad esempio, ha segnato un incremento del 43% (da circa 2,90 a 4,14 euro/kg), la pasta di semola è cresciuta del 40% (da 1,20 a 1,68 euro/kg), l’olio EVO del 65% (arrivando a 7,42 €/l), le uova sono salite del 23% e il latte fresco del 26%.

Brutte notizie anche per i prodotti ortofrutticoli: le mele, ad esempio, sono aumentate del 33% arrivando a 1,73 euro/kg, le zucchine costano il 47% in più e i pomodori sono cresciuti addirittura del 50% arrivando a 2,70 euro/kg.
Aumenti a doppia cifra anche per i derivati del latte, con il Parmigiano Reggiano salito del +27% e le carni, anche quelle più economiche, come il petto di pollo salito del +35%. Il caffè tostato è aumentato addirittura del 73%.

Aumentano i prezzi e il reddito disponibile non sempre è sufficiente a far fronte alle spese. Secondo i dati dell’Ocse (l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico), che ogni anno registra l’andamento del salario lordo annuo medio per lavoratore equivalente a tempo pieno, nei dieci anni presi in considerazione da Facile.it il reddito è cresciuto del 18%, passando dai 29.473 euro del 2015 ai 34.733 euro del 2025.

Tuttavia, l’incremento non è stato sufficiente per coprire l’aumento del costo della vita. Depurando il dato dall’inflazione cumulata, nonostante una leggera risalita registrata negli anni 2024 e 2025, emerge che il salario reale ha subìto una contrazione di circa il 4% rispetto al 2015. In altre parole, sebbene si riceva una busta paga nominalmente più pesante, la capacità d’acquisto del lavoratore medio italiano si è ridotta rispetto a dieci anni fa e l’aumento dei prezzi rilevato nel 2026 potrebbe appesantire ulteriormente il bilancio delle famiglie italiane.

(Fonte Tg com 24)