Il “Treno della Memoria” della Regione Toscana ha portato centinaia di studenti a visitare i lager di Auschwitz-Birkenau
Dal 23 al 27 marzo scorsi, più di 400 studenti e 50 insegnanti provenienti da tutta la Toscana hanno partecipato al “Treno della Memoria”, un viaggio che porta centinaia di giovani nei luoghi simbolo della storia del Novecento. Un progetto che si svolge ogni due anni e che, dopo lo stop imposto dalla pandemia nel 2019, è tornato proprio in questa edizione, per la tredicesima volta. Un ritorno che ha riportato al centro un’esperienza che negli anni è diventata un punto di riferimento per molte scuole del territorio. Finanziato dal “Fondo Sociale Europeo” nell’ambito del “Programma Operativo Regionale 2021-2027”, il progetto coinvolge scuole secondarie di secondo grado e studenti universitari con un obiettivo preciso: mantenere viva la memoria storica, parlando di deportazioni, resistenza e persecuzioni dei regimi totalitari. Un’esperienza che non è solo studio, ma soprattutto confronto diretto con la storia. Tra i partecipanti anche una delegazione dell’Isi Pertini di Lucca, con nove studenti accompagnati dalla professoressa Katia Giannelli. La partenza è avvenuta il 23 marzo da Firenze. Alle ore 12, presso la Palazzina Reale, si sono tenuti i saluti istituzionali, con l’intervento del presidente della Regione Toscana Eugenio Giani e dell’assessora all’istruzione e alla cultura della Memoria Alessandra Nardini, che ha preso parte anche al viaggio insieme ai ragazzi. Mentre nel primo pomeriggio, intorno alle 14:30, il treno è partito in direzione Polonia. Dopo un lungo viaggio, gli studenti sono arrivati a Oświęcim (tristemente nota come Auschwitz) la mattina successiva, a pochi chilometri dal campo di concentramento e sterminio più famoso della storia. Ed è lì che il viaggio ha iniziato a cambiare tono. La visita al campo di Birkenau è stata uno dei momenti più forti. Ad accompagnare gli studenti c’erano le sorelle Bucci, sopravvissute alla deportazione, che da bambine furono rinchiuse proprio in quel campo, nella baracca dei bambini, e selezionate dal dottor Josef Mengele per i suoi esperimenti. Camminando tra quei binari e quelle baracche, non servivano molte parole. I volti degli studenti dicevano già tutto: occhi bassi, qualcuno in silenzio con il quaderno in mano a prendere appunti, altri con il viso segnato, gonfio, dopo aver pianto. Un silenzio pesante, difficile da spiegare, che copriva ogni cosa. Alla fine della mattinata, tutti hanno preso parte a un corteo fino al monumento internazionale di Birkenau. Lì è stata deposta una corona d’alloro, davanti alle 23 lapidi che ricordano, in diverse lingue, tutte le vittime deportate e uccise nel campo. A compiere il gesto è stata l’assessora Alessandra Nardini. Il 25 marzo la visita è proseguita nel campo di Auschwitz. Qui il peso della storia si è fatto ancora più concreto. Non tanto nei gesti simbolici, ma in quello che gli studenti si sono trovati davanti: le fotografie dei deportati, gli oggetti personali, le valigie, le scarpe, i capelli. E poi le protesi, gli occhiali. Tutto quello che resta di vite interrotte. Davanti a quelle stanze, a quelle teche, il silenzio era lo stesso. Qualcuno si fermava più a lungo, qualcuno abbassava lo sguardo, altri prendevano appunti senza parlare. Ma i momenti più difficili sono arrivati entrando nei forni crematori e nelle camere a gas. Spazi che non hanno bisogno di spiegazioni, perché basta esserci per capire. Ed è lì che molti volti sono cambiati. Più tesi, più segnati. Qualcuno in lacrime, altri semplicemente fermi, incapaci di dire qualcosa. Anche qui, un altro momento che ha lasciato il segno: la deposizione di una corona d’alloro al “muro della morte”. La sera, gli studenti hanno incontrato nuovamente le sorelle Bucci in un momento più raccolto, all’interno dell’hotel. Un incontro fatto di racconto e ascolto, in cui hanno ripercorso la loro storia, dall’ingresso nel campo fino alla vita dopo la liberazione. Anche lì, più che le domande, a parlare erano le espressioni. Il giorno successivo, il 26 marzo, il gruppo si è spostato a Cracovia, visitando i quartieri ebraici della città, altro passaggio fondamentale per comprendere la storia e le sue conseguenze. In serata, intorno alle 19, gli studenti sono ripartiti in treno verso Firenze, portando con sé qualcosa che difficilmente si riesce a spiegare del tutto. Non è solo quello che hanno visto, ma come lo hanno vissuto. Nei loro volti, nel silenzio, nelle lacrime trattenute o lasciate andare senza vergogna.
