Yakutsk, la città siberiana dove in 300 mila vivono a 45 gradi sottozero, la più fredda del mondo da decenni
A volte nelle città dei paesi mediterranei l’inverno può essere particolarmente freddo; tuttavia, esistono alcuni luoghi del mondo in cui le temperature possono essere umanamente insopportabili. Un esempio è la grande città di Yakutsk in Russia. Qui si misurano minime assolute inferiori a −60 °C, medie di gennaio fino a −50 °C e un’escursione termica annua che può superare 100 °C. Ecco, allora, qual è la città più fredda del mondo e come riescono le persone a viverci.Questa città si trova nella Siberia orientale, capitale della Repubblica di Sacha (Jacuzia), sulla riva occidentale del fiume Lena, a circa 450 km a sud del Circolo Polare Artico. Conta oltre 300.000 abitanti e, a differenza dei piccoli villaggi dei “poli del freddo”, offre comunque una certa vita urbana con università, teatri, industria e un aeroporto internazionale.
Qui, le medie di gennaio ruotano attorno a −40 °C (con minime tipiche ben sotto i −45 °C) e le ondate più intense hanno portato valori storici inferiori a −60 °C. In estate, però, Yakutsk può superare i +30/+35 °C, con escursioni termiche quasi uniche al mondo. Com’è la vita quotidiana nella città più fredda del mondo? Vivere nella città più fredda del mondo significa organizzare le giornate su ritmi e regole diverse: si programmano gli spostamenti nelle ore meno rigide, si limitano le permanenze all’aperto, si proteggono dispositivi e batterie, si pianificano scorte alimentari perché il meteo può isolare quartieri e villaggi. Tuttavia, la socialità non scompare: cambia forma, si sposta al coperto, si affida a mercati, centri culturali e tradizioni locali.
Le abitazioni costruite sul permafrost. La città è stata costruita su palafitte o pali per non trasferire calore al terreno gelato; inoltre, doppi e tripli vetri e riscaldamento continuo sono la norma. Nei quartieri residenziali e industriali, reti di teleriscaldamento e tubazioni corrono spesso fuori terra per evitare la fusione del permafrost e facilitare manutenzioni rapide. Cantine, parcheggi e magazzini sono isolati; i cantieri si svolgono in finestre stagionali brevi, con materiali e calcestruzzi adattati a temperature estreme. Sotto i −40/−50 °C si vive con stratificazione tecnica, protezione di mani e viso e soprattutto pause brevi all’aperto. Nonostante tutto, mercati all’aperto vendono carne e pesce già congelati. Inoltre, nelle giornate calme la condensa del riscaldamento può creare nebbia persistente. Sono quindi indispensabili, per uscire, capi a elevato potere isolante (imbottiti, lana, piuma), calzature con suole antiscivolo e copricapo che protegga orecchie e guance.
Auto e trasporti. Nei periodi più rigidi le automobili restano spesso accese o in garage riscaldati, si usano preriscaldatori, coperture termiche, carburanti e lubrificanti specifici, doppi vetri e coibentazioni. Le “strade invernali” fatte su neve e ghiaccio collegano i singoli villaggi. Scuola, salute e sicurezza.
Le scuole sono attrezzate per funzionare in temperature estreme: possono sospendere le lezioni in presenza con temperature vicine a −50 °C, con didattica a distanza come piano B. All’aperto si espone il meno possibile la pelle, si respira attraverso sciarpe o maschere per scaldare l’aria inspirata, si evitano occhiali metallici e si protegge l’elettronica (le batterie crollano rapidamente). Yakutsk è una della città più grandi a sorgere in luoghi così impervi, ma naturalmente esistono anche altre piccoli villaggi che condividono con la città russa delle temperature a dir poco proibitive.
(Fonte Idealista.it)
