Cronaca

“Uso eccessivo di cruciverba al lavoro”, collaboratore scolastico di Prato licenziato in tronco dall’istituto

Uno dei luoghi comuni più diffusi sul pubblico impiego è diventato realtà in un istituto scolastico di Prato. Troppo tempo passato a fare le parole crociate e risolvere rebus e troppo poco a lavorare, collaboratore scolastico di Prato si fa licenziare e il Tribunale dà ragione alla scuola e torto a lui. Come anticipato dal Corriere Fiorentino, il giudice del lavoro, Cristina Mancini, del Tribunale civile pratese, nei giorni scorsi, ha depositato e pubblicato la sentenza nella quale ha rigettato le richieste del collaboratore scolastico che aveva deciso di impugnare il licenziamento. Nel procedimento giudiziario è emerso che “l’abituale utilizzo della Settimana Enigmistica e la creazione di un clima di disagio con le collaboratrici” per alcuni suoi comportamenti bizzarri, giustificano il provvedimento del dirigente scolastico. L’uomo era stato assunto a tempo indeterminato nel mese di settembre dello scorso anno ma al termine del periodo di prova la scuola gli aveva notificato il decreto di recesso per “inadeguatezza delle competenze professionali in relazione alla performance lavorativa”. Il giudice ha ascoltato alcune testimonianze in merito ai comportamenti dell’uomo sul posto di lavoro che sono risultate tutte concordanti tra loro e nella stessa direzione indicata dall’istituto pratese. E’ venuto fuori infatti che l’uomo non solo aveva l’abitudine di dedicarsi più ai cruciverba che alle sue mansioni ma che era un collaboratore poco collaborativo in generale, che spesso si rifiutava di lasciare le sue amate parole crociate per aiutare i colleghi anche quando gli veniva richiesto espressamente. I colleghi in aula hanno fatto presente al giudice che più volte, nel corso delle pulizie pomeridiane, ad esempio, lo avevano invitato a completare le pulizie di sua competenza, in quando molto del lavoro a lui assegnato non veniva svolto, trovando sempre scarsa collaborazione da parte sua. Nei momenti in cui veniva richiesto il suo aiuto (per spostare sacchi o foglie nel cortile) tirava fuori giustificazioni (mal di schiena, raffreddore) e si allontanava dalle colleghe e dai colleghi, lasciando che questi svolgessero il lavoro da soli. “Tutti confermano di averlo visto ripetutamente, durante l’orario di servizio, intento a compilare le parole crociate, rifiutandosi di lavorare”. Fin dai primi giorni di servizio, stando al resoconto processuale, in vista dell’avvio dell’anno scolastico e della necessaria preparazione delle aule, gli era stato detto verbalmente, in modo chiaro e preciso, di provvedere allo svolgimento di attività ordinarie “atte a mantenere un livello di igiene dei locali”, ma dopo poco tempo, l’uomo avrebbe “manifestato apertamente la propria noia nello svolgere quanto assegnato e smetteva di eseguire il lavoro”. Alcuni colleghi infine hanno riferito alcune stranezze che preoccupavano non poco chi lavorava con lui: “Abbiamo notato un’insofferenza ai forti rumori presenti nell’istituto, specie quelli legati al suono della campanella o al troppo rumore fatto dai ragazzi nei momenti di uscita dall’edificio, con irritazione eccessiva da parte sua”. Testimonianze che hanno convinto il Tribunale ad accogliere in pieno le tesi della scuola re a respingere le sue.

 

(Fonte Corriere Fiorentino)