Usa e Iran provano a trattare, un conflitto in quell’area sarebbe troppo rischioso per gli interessi di tutti
Nella mattina del 31 gennaio 2026 sono state rilevate diverse disfunzioni nei GPS e nei servizi radar nel Golfo Persico, la cosiddetta “nebbia di guerra” elettronica è forse già iniziata con la cancellazione delle mappe digitali dell’area? Imbarcazioni e velivoli in transito sulla zona hanno segnalato perdite dei segnali GPS o addirittura hanno seguito coordinate false. Non si tratta di errori tecnici ma di interferenze deliberate; è probabile che sia le forze navali statunitensi in avvicinamento che le difese di terra iraniane potrebbero avere attivato disturbi ai segnali elettronici e digitali per mettere gli avversari in difficoltà operativa. Questo potrebbe preludere a un imminente attacco per cui le forze armate della Repubblica Islamica si trovano già in stato di massima allerta e pronte a uno scenario incendiario che si estenderebbe a tutta la regione. Stato di allarme generale anche in diversi paesi del Golfo, gli alleati dell’Iran sono stati avvertiti: chiunque fornisca supporto logistico, basi o spazio aereo alle forze USA potrebbe diventare un bersaglio. In tutto ciò Iran, Cina e Russia hanno dato il via immediato a esercitazioni militari congiunte nell’Oceano Indiano e nel Mar d’Oman, collegato al nodo strategico per il controllo del traffico navale e commerciale dello Stretto di Ormuz. Considerata la presenza di navi da guerra russe e cinesi si tratta di un segnale piuttosto chiaro nei confronti della NATO e degli USA che complica decisamente l’intenzione di questi ultimi di imporre un blocco navale. Tuttavia, a quanto parrebbe, nelle ultime ore si sono aperti spazi diplomatici a dire il vero mai del tutto chiusi: i rapporti tra potenze – e l’Iran è una media potenza regionale – come tutti più o meno possiamo presumere, oltre a ciò che vediamo, leggiamo e ascoltiamo dai media, hanno dei livelli segreti dove le trattative, attraverso i canali della diplomazia più disposti al dialogo e alla risoluzione delle problematiche, continuano incessanti. In questo caso l’Iran ha espresso seriamente la volontà di trattare prima di arrivare a una soluzione militare e anche dagli Stati Uniti, con tutte le note ambiguità dell’amministrazione Trump, che alterna minacce a distensione, sono arrivati segnali momentaneamente abbastanza positivi. Nelle scorse settimane a quanto riferito da funzionari iraniani c’erano stati contatti tra Iran, USA e Israele, con particolare attenzione a due messaggi specifici indirizzati all’Iran: gli Stati Uniti avrebbero avvertito che l’attacco condotto sarebbe stato limitato, com’è già accaduto tempo fa, mentre la parte israeliana tramite portavoce avrebbe espresso la volontà di non prendere parte a un eventuale attacco da parte degli USA nei confronti dell’Iran chiedendo quindi di non colpire Israele. Entrambe le richieste sono state respinte da parte iraniana che così rivendica il proprio status di potenza regionale. Secondo alcuni analisti Washington ha necessità di chiudere un accordo con Teheran per contenere in qualche modo Israele che si è spinta un po’ troppo in avanti con la volontà di colpire il nemico iraniano mettendo in difficoltà gli stessi statunitensi in quanto un conflitto nel Golfo Persico si estenderebbe inevitabilmente ai paesi vicini coinvolgendo gli alleati dell’Iran ovvero milizie assai agguerrite come Hezbollah dal Libano o il partito degli Houti dallo Yemen che ha già dimostrato la propria capacità militare e operativa nel Mar Rosso. Il rischio che degeneri in guerra mondiale aperta, come paventato da più parti, sarebbe stato e rimane troppo pericoloso per gli interessi di tutti gli attori coinvolti.
