Venti nuove opere, del più grande genio artistico di tutti i tempi, il toscano Michelangelo Buonarroti, finora poco note o di autenticità incerta, sono ora state ricollegate all’artista rinascimentale. È, come riportato dal Messaggero, il risultato del lavoro della ricercatrice indipendente romana Valentina Salerno, che nello studio “Michelangelo gli ultimi giorni” ha ricostruito l’ultimo periodo di vita di Buonarroti confrontando decine e decine di documenti provenienti da diversi archivi italiani e stranieri per arrivare a scoprire che Michelangelo non avrebbe distrutto le centinaia di bozzetti, disegni, sculture e disegni che aveva nella sua casa romana, come a lungo si è creduto. Piuttosto, l’artista affidò ad allievi e amici il compito di mettere in salvo le sue opere in un luogo segreto. “Uno dei documenti ritrovati descrive l’esistenza di una stanza in cui vennero nascosti dei beni”, spiega la ricercatrice alla testata romana, “che conteneva materiale tanto prezioso da prevedere un sistema di chiavi multiple per la sua apertura”. Ma che comunque “è vuota da oltre 400 anni”. Parte così la caccia alle opere disperse di Michelangelo, che ora saranno più facilmente riconducibili a lui.
