Un’associazione dedita al traffico di sostanze stupefacenti avrebbe potuto contare sull’appoggio diretto di tre appartenenti alla Polizia di Stato. È quanto emerge da un’indagine coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia della Procura capitolina, che nella mattinata odierna ha portato all’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di sette persone, gravemente indiziate, a vario titolo, di associazione finalizzata al traffico di droga. Il provvedimento, emesso dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Roma, è stato eseguito dalla Direzione Investigativa Antimafia con il supporto della Questura di Roma e dei reparti competenti dell’Arma dei Carabinieri e della Guardia di Finanza.
Al centro dell’inchiesta, avviata nel 2024, vi sarebbe un sodalizio criminale strutturato, capace di muoversi su più livelli e di instaurare un rapporto corruttivo con pubblici ufficiali. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, tre poliziotti avrebbero, in diverse occasioni, detenuto e ceduto ingenti quantitativi di sostanze stupefacenti, oltre ad aver effettuato accessi abusivi al Sistema di indagine (Sdi) delle forze dell’ordine. Le informazioni acquisite sarebbero poi state rivelate a uno dei componenti dell’organizzazione.
L’ipotesi accusatoria delinea un meccanismo articolato. Il gruppo criminale avrebbe fornito ai poliziotti indicazioni sulla presenza di corrieri, anche appartenenti ad altre organizzazioni, suggerendo controlli e perquisizioni mirate. In occasione degli interventi, lo stupefacente rinvenuto sarebbe stato sequestrato solo in parte, mentre la restante quantità sarebbe stata sottratta e successivamente consegnata agli altri membri del sodalizio, in cambio di denaro.
Un sistema che, se confermato nelle fasi successive del procedimento, evidenzierebbe una duplice deviazione: da un lato l’alterazione delle attività di contrasto al traffico di droga, dall’altro l’utilizzo delle banche dati istituzionali per fini illeciti. L’accesso abusivo allo Sdi e la rivelazione di notizie d’ufficio rappresentano, infatti, condotte che incidono direttamente sull’integrità e sull’affidabilità dell’azione amministrativa.
Le indagini avrebbero consentito di documentare una collaborazione stabile tra il gruppo criminale e i pubblici ufficiali coinvolti, delineando un quadro indiziario ritenuto sufficiente per l’adozione delle misure cautelari. Resta ora da chiarire l’effettiva estensione del traffico e il volume complessivo delle sostanze movimentate. Il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari. Le responsabilità degli indagati saranno accertate nel corso del processo e solo un’eventuale sentenza definitiva potrà stabilire eventuali colpe, nel rispetto del principio di presunzione di innocenza
