Torino, dalla protesta alla guerriglia: arresti, feriti e lo scontro politico dopo gli scontri per Askatasuna
Sabato pomeriggio Torino è stata teatro di una delle manifestazioni più imponenti e tese degli ultimi anni. Circa 20.000 persone sono scese in piazza per protestare contro la chiusura del centro sociale Askatasuna, lo storico edificio di corso Regina Margherita sgomberato dalle forze dell’ordine lo scorso dicembre. La giornata, iniziata come un grande mosaico di realtà sociali e civili, si è però conclusa in un clima di guerriglia urbana che ha riportato la città indietro nel tempo. A partire dalle 14:30, la mobilitazione si è articolata su tre direttrici principali. Il primo punto di raccolta è stato Porta Nuova, il secondo Porta Susa, dove si è concentrato il convoglio No Tav. Storicamente legati ad Askatasuna, i manifestanti della Val di Susa hanno portato in strada le proprie istanze, confluendo verso il centro cittadino. L’obiettivo dichiarato era Piazza Castello, cuore istituzionale di Torino. L’imponente schieramento delle forze dell’ordine ha però bloccato gli accessi, costringendo i diversi tronconi a deviare verso Piazza Vittorio Veneto e lungo i viali del Po.
Per alcune ore il corteo ha mantenuto un carattere politico e sociale, nel rispetto delle disposizioni di ordine pubblico. Per molti partecipanti, Askatasuna non rappresenta solo un edificio, ma un presidio di cultura dal basso e di aggregazione. Una visione che si scontra con quella della Questura, che considera lo spazio un centro nevralgico per l’organizzazione di azioni dirette e scontri. La situazione è degenerata nel tardo pomeriggio, quando il corteo ha raggiunto la fine di corso San Maurizio, nei pressi del Rondò Rivella. Qui è emersa una componente radicale: circa 700 appartenenti all’area dei black bloc, vestiti di nero e con i volti coperti, hanno preso la testa del corteo. Le perquisizioni effettuate prima dell’inizio della manifestazione avevano già fatto emergere segnali d’allarme, con il sequestro di maschere antigas, passamontagna e armi improprie come chiavi inglesi, coltellini e martelli.
La tensione è esplosa in pochi istanti. Le vetrine della banca Crédit Agricole sono state distrutte a martellate, dando il via a oltre due ore di violenti scontri. Il gruppo in tenuta nera ha avanzato proteggendosi con scudi metallici, marchiati con la stella rossa e la saetta gialla, simboli dell’area anarchica e antagonista. Contro le forze dell’ordine sono stati lanciati pietre, bottiglie e fuochi d’artificio. La polizia ha risposto con cariche e lacrimogeni per disperdere i gruppi più violenti e impedire l’avanzata verso l’area dello stabile sgomberato.
Il bilancio della giornata è pesante: centinaia di feriti, tra manifestanti e forze dell’ordine, e gravi danni nel centro cittadino. Tra gli episodi più gravi, l’aggressione a un agente del Reparto Mobile di Padova, Alessandro Calista, 29 anni, accerchiato e colpito con calci, pugni e un martello. Le immagini dell’aggressione, riprese da alcuni video circolati online, mostrano il poliziotto a terra, privato del casco e colpito mentre cerca di proteggersi la testa, prima di essere soccorso da un collega che lo ripara con lo scudo.
Nelle ore successive sono scattati i primi arresti. Tre persone sono finite in manette. Tra queste un 22enne della provincia di Grosseto, arrestato in flagranza differita per concorso in lesioni a pubblico ufficiale. Il giovane è stato identificato attraverso l’analisi dei filmati e denunciato anche per violenza a pubblico ufficiale e rapina dello scudo e dei dispositivi di protezione dell’agente ferito.
Domenica mattina a Torino è arrivata la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ha fatto visita a due poliziotti ricoverati all’ospedale Molinette. «Questa non è protesta, si chiama tentato omicidio», ha dichiarato la premier, definendo i responsabili «criminali organizzati». Meloni ha annunciato la convocazione di una riunione di governo per discutere di ordine pubblico e valutare nuove misure nell’ambito del decreto sicurezza.
I due agenti ricoverati restano sotto osservazione per trauma cranico. «Sono coscienti e vigili, ma molto scossi», ha spiegato il direttore sanitario delle Molinette, Antonio Scarmozzino. Calista ha riportato anche una ferita alla coscia, probabilmente causata da un colpo di martello o da una pietra.
Sulla vicenda è intervenuto anche il presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio, che ha definito «inaccettabile» quanto accaduto. «La presenza della premier è un segnale chiaro: lo Stato c’è», ha dichiarato, parlando di «violenze premeditate» che nulla hanno a che vedere con il diritto di manifestare.
Torino si è così risvegliata con vetrine infrante, muri imbrattati e l’odore acre dei fumogeni ancora nell’aria. Al di là delle responsabilità penali individuali, resta la frattura profonda tra una parte della città che rivendica spazi sociali e un’altra che chiede sicurezza e ordine. Una frattura che, sabato, si è trasformata in violenza aperta.
