Polvere di stelle

Su Netflix la storia di Ed Gein, tra i serial killer più letali del mondo, a firma di Ryan Murphy

Ryan Murphy l’ha fatto di nuovo. Il creatore di serie antologiche di successo come American Horror Story, American Crime Story e Monster, è riuscito nel difficile compito di portare sullo schermo la figura di Ed Gein, il macellaio di Plainfield. Nato nel 1906 e, si suppone, attivo come omicida dal 1954 al 1956, Ed si è macchiato di crimini orrendi, tanto da sconvolgere una nazione e, in seguito, il mondo intero che per la prima volta si è dovuto interrogare sulla natura della malvagità umana.

Cresciuto in un clima di profonda repressione sociale e sessuale, con una madre castrante e bigotta, Ed Gein è vissuto isolato, in un mondo fatto di fantasie perverse, di sessualità devitata, di contraddizioni emotive ed etiche, di sudditanza psicologica dalla figura genitoriale, fino a divenire, una volta in solitudine e senza un modello positivo, in un mostro. Un Norman Bates, un Leatherface, un Buffalo bill. Tutti questi mostri di celluloide sopra citati sono, e Ryan Murphy lo porta in scena con degli abili flashforward, ispirati da sfaccettature della complessa e tragica personalità di Ed Gein. Tragica perchè, come per Monster – la storia di Jeffrey Dahmer, facente parte della stessa antologia di Ryan Murphy, dagli otto splendidi e curatissimi episodi emerge non tanto la figura mostruosa e demoniaca quanto l’uomo a cui è stata negata un’infanzia normale, un sostegno psicologico, una socialità costruttiva.

Negli episodi si vede come Gein sia un prodotto di contesto più che di natura, come nel caso di Ted Bundy. In primis la repressione sessuale, perpetrata dalla madre ma anche dalla società americana dell’epoca, gioca un ruolo essenziale nel trasformare un mite contadino del Wisconsin in uno smembratore di cadaveri e un assassino. La sua unica relazione col sesso femminile, la figura di Adeline, è talmente sfuggente e ugualmente deviata nella repressione di provincia da sembrarci una fantasia di Gein. Ed è questa la grandiosità di questa biopic in otto parti. Non ci troviamo ad assistere al semplice resoconto dei crimini di Ed Gein ma a guardare attraverso i suoi occhi il suo mondo distorto e delirante fatto di fantasmi, di fantasie e di corpi morti che prendono vita. In questo l’interpretazione di Charlie Hunnam risulta indovinata e di altissima qualità come tutto il comparto attoriale di cui vale la pena citare Laurie Metcalf nel ruolo della madre di Gein, Suzanna Son come Adeline e Will Brill nel ruolo del visionario regista di Non Aprite quella Porta Tobe Hooper.

Monster – La Storia di Ed Gein, anche se non è assolutamente per i deboli di stomaco e pur con qualche momento Camp decisamente firma autoriale di Ryan Murphy, non è pornografia della morte, non è voyeurismo del male. La Storia di Ed Gein parla di famiglia disfunzionale, parla di traumi infantili, di solitudine, di società repressiva e di come la psiche distorta di un altrimenti mite contadino di Plainfield abbia sconvolto talmente tanto una nazione da ispirare alcuni fra i mostri cinematografici più Iconici di sempre. Una parte meno conosciuta del macellaio di Plainfield è di come abbia collaborato alla cattura di Bundy dando ai profiler dell’FBI (gli stessi di Mindhunters, preparatevi a dei camei straordinari) delle giuste deduzioni. Ed Gein in questo si redime e ormai libero dai suoi fantasmi muore in serenità finalmente orgoglioso di aver contentato una madre incontentabile.

Ed Gein rimane e rimarrà nella storia come l’assassino che ci ha fatto riflettere sugli abissi della nostra psiche. Ed è L’uomo nero dietro al killer con la motosega, al pazzo con la madre mummificata in cantina, al mostro che si veste di pelle umana e scuoia giovani donne. Ma Ed Gein è anche il compagno di banco, il vicino tranquillo, il collega riservato. Ed Gein era insospettabile, un lavoratore, uno che Salutava sempre. Monster – La Storia di Ed Gein, è disponibile sulla piattaforma Netflix.