Strage di Porcari, un tubo staccato avrebbe convogliato in casa i gas tossici che hanno ucciso la famiglia Kola
Prime indiscrezioni trapelate sulle indagini della strage di Porcari. Un tubo malfunzionante alla base del dramma. Gli inquirenti indagano anche sui ritardi dei soccorsi e si procederà anche a un esperimento sulla caldaia. Insomma nulla sarà lasciato al casa in un tragedia che ha scosso un’intera comnunità e non solo. Un tubo di scarico staccatosi di netto, forse all’improvviso, che di fatto ha convogliato all’interno dell’abitazione tutti i micidiali gas in uscita dalla caldaia, sterminando in breve tempo la famiglia Kola: il padre Arti di 48 anni, la madre Jonida di 43, il figlio Hajdar di 22 e la figlia Xhesika di 15. Così scrive e rivela in anteprima “La Nazione”. Ma non è tutto. A quanto risulta, per motivi ancora da chiarire a fondo, sarebbe stata ostruita infatti anche la ventola di ricircolo dell’aria collegata con l’esterno dell’abitazione, che a quel punto si è trasformata in una specie di camera a gas. Queste le prime risultanze choc, sia pure ancora ufficiose, dell’inchiesta condotta dal sostituito procuratore Paola Rizzo sulla tragedia consumatasi la sera del 4 febbraio scorso all’interno dell’abitazione di via Galgani a Rughi, frazione di Porcari, causata dal monossido di carbonio. A queste conclusioni sarebbero giunti i vigili del fuoco di Lucca dopo i primi accurati sopralluoghi. La Procura li ha delegati tuttavia a compiere ulteriori accertamenti tecnici nell’edificio.
Si dovrà infatti ricostruire nei dettagli la tragica fine dell’intera famiglia Kola, che adesso riposa nella propria terra d’origine, in Albania. Proprio per questo l’abitazione di via Galgani a Rughi resta per ora sotto sequestro. I vigili del fuoco dovranno infatti simulare sul posto le stesse condizioni di quella tragica sera, riattivando l’impianto di riscaldamento e monitorando le esalazioni fatali di monossido che hanno prima stordito e poi ucciso i quattro componenti della famiglia. Si tratta di un incidente probatorio molto delicato, che dovrà essere ovviamente effettuato con estrema cautela e utilizzando adeguate protezioni.
In sostanza nei prossimi giorni sarà rimessa in funzione la caldaia, testando i livelli di emissione del monossido di carbonio e i tempi necessari al raggiungimento di livelli altamente tossici. Un accertamento riguarderà anche il nodo della ventola di ricircolo dell’aria trovata ostruita: in caso di corretto funzionamento, questo sistema di areazione sarebbe bastato a evitare la tragedia?
La Procura di Lucca cerca anche di capire se all’installazione dell’impianto di riscaldamento abbia collaborato un caldaista, anche se al momento non ci sarebbe traccia di interventi di tecnici autorizzati nell’abitazione. Non potendo tuttavia escludere una prestazione “al nero“, gli accertamenti della Procura proseguono alla ricerca di eventuali corresponsabili. Saranno effettuate anche verifiche tecniche sui cellulari delle vittime per verificare eventuali contatti con addetti all’installazione di caldaie.
Il fascicolo sulla tragedia della famiglia Kola al momento resta comunque aperto contro ignoti per le ipotesi di reato di omicidio colposo plurimo. Sullo sfondo resta irrisolto anche quell’inquietante interrogativo sul malinteso al telefono con il 112 che quella sera causò un forte ritardo nell’individuazione della casa dove si stava consumando la tragedia. Si vedrà.
(Fonte La Nazione)
