Cronaca

Si affida a un omeopata fiorentino e interrompe la cura ma finisce col peggiorare fino al trapianto di rene

Interrompe la terapia farmacologica fidandosi dell’omeopata fiorentino, ma le sue condizioni si aggravano e nonostante la ripresa della terapia finisce prima in dialisi e poi per subire il trapianto del rene, grazie al fratello che le ha donato il suo. Ora il Tribunale civile di Firenze ha condannato l’omeopata a pagarle 264 mila euro di risarcimento, tra danni e spese legali, “per lesioni permanenti all’integrità psico-fisica”. La vicenda raccontata in sentenza inizia nel 2015 quando la donna, affetta da lupus eritematoso sistemico con impatto sulla funzionalità renale, era stata seguita, con applicazione di trattamenti farmacologici di tipo immunosoppressivo, prima dall’ospedale “Bambin Gesù” di Roma e successivamente dal Polo ospedaliero di Pisa. Poi a partire da marzo 2016 la donna decideva di rivolgersi al medico di base e omeopata fiorentino, che le era stato presentato dal fisioterapista che l’aveva seguita durante il periodo in cui aveva vissuto a Roma. Dopo averlo incontrato presso il proprio studio a Firenze, per la prima volta, l’11 marzo del 2016, l’omeopata le aveva garantito la guarigione, attraverso il proprio metodo omeopatico, sul presupposto, però, che sospendesse tutte le terapie farmacologiche in atto, le quali invece non solo impedivano la guarigione, ma provocavano gravi danni all’organismo. Stando sempre al resoconto processuale, la donna, rappresentata dagli avvocati Gabriele Melani e Francesco Alagna, aveva, prima, ridotto la posologia dei farmaci assunti e, quindi, ne aveva interrotto del tutto l’assunzione, a partire da maggio 2016. Tuttavia le terapie prescritte dall’omeopata non avevano sortito alcun effetto migliorativo sulle proprie condizioni di salute, e la donna a febbraio 2017, si rivolgeva nuovamente ai sanitari del Polo Ospedaliero di Pisa, riprendendo la terapia farmacologica di supporto con l’assunzione degli immunosoppressori. Nonostante ciò le sue condizioni di salute precipitavano, al punto da rendere necessario prima, nel 2018, una emodialisi trisettimanale e, quindi, nel gennaio 2019, “il trapianto di rene da soggetto vivente e consanguineo”. Il medico nel processo si è difeso affermando che era stata la paziente a volere interrompere la terapia farmacologica, di sua volontà, ma per il giudice Massimiliano Sturiale del Tribunale civile di Firenze, le cose sono andate diversamente. Si legge chiaramente in sentenza: “Nel caso concreto, può ritenersi raggiunta la prova del nesso causale tra la sospensione del trattamento farmacologico e il processo di riacutizzazazione della patologia cronica sofferta dalla donna, fino all’exitus più grave consistito nel trapianto del rene”. Una perizia medico-legale, disposta dal giudice ha fatto chiarezza e quantificato il danno che ora l’omeopata dovrà risarcire alla sua ex paziente.

 

(Fonte Corriere Fiorentino)