Esteri

Putin scatena l’inferno su Kiev: nella notte 430 droni e 18 missili

Perché la situazione sul fronte ucraino è così drammatica? Dietro l’urgenza di Putin, giunto al quarto inverno di un’offensiva che doveva durare… quindici giorni, c’è un imperativo geopolitico: bloccare i preparativi per l’adesione di Kiev all’Unione europea. Benché quell’adesione non sia comparabile ad un eventuale ingresso nella Nato (che non è in agenda), tuttavia per Putin rappresenterebbe una perdita incancellabile, un fiasco totale. Se riesce a fermare quel processo, l’autocrate russo ha poi in mente un piano in più fasi per soggiogare gradualmente Kiev, infine reintegrare l’Ucraina nella sfera d’influenza russa. Nel frattempo deve convincere tutti – la popolazione ucraina, gli europei, in America sia Trump che il Congresso e il Pentagono, infine il suo stesso entourage moscovita – che il tempo è dalla sua parte. Cosa tutt’altro che certa.

Gli attacchi russi su Kiev nel corso della notte dimostrano «che la Russia non è interessata alla pace» e che Vladimir Putin «lo dimostra ogni giorno in modo chiaro». Lo afferma Anitta Hipper, portavoce della Commissione europea, sottolineando che le forze armate russe hanno preso di mira edifici civili e distrutto trenta case. «Prendere di mira bambini, infrastrutture civili, e uccidere persone non ha assolutamente alcun obiettivo militare», evidenzia, aggiungendo che l’Ue non intende lasciare l’Ucraina da sola: «la stiamo sostenendo attraverso le sanzioni, attraverso il supporto militare, in modo da poter garantire che la Russia arrivi al tavolo dei negoziati».

(Fonte Corriere della Sera)