Cronaca

“Orologio Apocalisse”, nel 2025 segna 89 secondi, il dato peggiore dalla sua creazione

L’Orologio dell’Apocalisse (Doomsday clock) segna 89 secondi alla mezzanotte: non siamo mai stati così vicini alla fine del mondo. Lo ha annunciato il Bulletin of the Atomic Scientists, il consiglio di scienziati ed esperti che si occupa dell’impatto degli sviluppi scientifici e tecnologici sulla sicurezza mondiale. Questo strumento è un orologio simbolico creato nel 1947 e simboleggia l’urgenza delle minacce esistenziali capaci di mettere fine alla specie umana. In un mondo dove l’informazione è talmente discordante da diventare rumore bianco e la realtà stessa è messa in discussione da fake news, ideologie e deep fake fatti con l’AI, dove il filtro della interest bubble dei social ci divide e ci palesa o nasconde qualsiasi informazione non pertinente al nostro profilo è naturale che si giunga ad un dubbio di mole cartesiana. Cosa è reale? Cosa è affidabile? Cosa è veramente certezza ponendo il presupposto che tutti i nostri sensi si possano ingannare? Cogito Ergo Sum diceva il buon Renè (non Ferretti ma Descartes). Il dubbio, il cogitare dimostra la nostra esistenza. E quindi Descartes partiva dalle basi, da formule matematiche inconfutabili che potevano solo generare certezza materiale per poi diventare la base per confermare l’esistenza e la funzionalità del mondo circostante.

Pensiero razionale, raccolta di freddi dati, espressioni algebriche, statistiche. Sicuramente non il metodo più entusiasmant, avvincente e colorito per descrivere il mondo ma senza dubbio il più efficace. Oggi viviamo nello spettro della terza guerra mondiale, la guerra totale, atomica devastante che porterà alla fine della civiltà così come la conosciamo. La terza guerra mondiale è una bieca profezia che aleggia fin da quando l’armata rossa fece sventolare la falce e martello sulle rovine di Berlino. Non esiste persona vivente che non abbia dovuto convivere almeno un periodo della propria vita con la paranoia del conflitto apocalittico totale eppure oggi, l’uomo della strada non sembra farci più caso. È l’ennesimo falso allarme, inutile preoccuparsi. L’estinzione è ancora una volta rimandata. Troppo rumore bianco, troppe informazioni discordanti. Nemmeno a fronte di una instabilità oggettiva i leader del mondo e i politologi sembrano concordare all’unanimità sul fatto che siamo a rischio estinzione. Torniamo quindi alla base, ai fatti semplici, nudi e crudi per comprendere la realtà. Torniamo all’orologio dell’apocalisse. Ideato nel 1947 dagli scienziati della rivista Bullettin of the Atomic Scientist, l’orologio dell’apocalisse è un monitor super partes che ci dà una chiara e comprensibile misura di quanto siamo vicini al rischio estinzione.

Al momento della sua creazione, ad inizio guerra fredda, l’orologio fu impostato a 7 minuti alla Mezzanotte e da allora le lancette si sono mosse avanti ed indietro sul quadrante a fronte di fattori geopolitici, utilizzo delle risorse del pianeta, inquinamento, crisi o riprese economiche e altri freddi e chiari dati. Tanto per fare un esempio la fine della guerra fredda, lo smantellamento dell’unione sovietica ed i trattati bilaterali sulla riduzione delle armi strategiche fecero arretrare le lancette al loro massimo storico, alle 23:43 mentre l’intensificazione del conflitto in Vietnam nel 1968, unito agli armamenti atomici di Cina e Francia e l’instabilità del Kashmir portarono avanti le lancette alle 23:43, di nuovo a sette minuti dalla mezzanotte. Nel 2002, nonostante il proseguo del disarmo nucleare gli Stati Uniti , con una copiosa bava alla bocca stanno attuando la loro rappresaglia post 11 settembre e quindi l’orologio avanza di altri due minuti. Questi sono alcuni esempi di quanto questo strumento, a fronte degli sconvolgimenti geopolitici sia utile e facilmente consultabile da ogni fascia di popolazione o estrazione sociale ed è stato fonte di ispirazione di brani musicali come 2 Minutes to midnights degli Iron Maiden o la graphic novel di Alan Moore Watchmen. E oggi, nel 2025 quanto manca all’apocalisse? 89 secondi. Nemmeno durante la crisi dei missili cubani siamo arrivati così vicini alla fine.

89 secondi. Pensiamoci un secondo, contiamoli a mente. Siamo talmente vicini all’annientamento totale che le lancette non si spostano più di minuti ma di secondi. Questa è la misura della tensione a livello globale. Non ci sono discorsi ideologici, prese di posizione, relativismi, demagogie, tavole rotonde, Deepfake, analisi, pseudoscienze chissà cos’altro per smentire o ignorare questo dato certo e preoccupante: Siamo ad 89 secondi dall’Apocalisse. Per i governanti guerrafondai, per l’instabilità in oltre un terzo del mondo, per un’economia allo sbando, una gestione delle risorse irresponsabile, per un generale odio ideologico su tutti i fronti, per una costante ed esponenziale analfabetizzazione della popolazione. Per miseria, malattie, inquinamento, paura… le cause sono molteplici e non sono solo imputabili da Putin o Trump, alle sinistre o alle destre. Stiamo andando, a passo di danza, tutti insieme, mano nella mano, verso il baratro e mancano solo 89 metaforici, orribili secondi. Questo è un dato cartesiano che tutti possiamo comprendere e fare nostro. Lontano dal rumore bianco di troppe voci discordanti, lontano dai paroloni che spaventano l’analfabeta funzionale o la demagogia che lo studioso snobba, lontani dalle distrazioni di massa televisive (chi se ne sbatte delle testate atomiche quando c’è Temptation Island?) e sportive (stiamo finendo le risorse ma forse l’Hellas Verona ha una chance di vincere qualche partita quest’anno quindi va tutto bene). 89 secondi alla fine. È tempo che tutti noi lo teniamo bene a mente ed operiamo come una singola umanità un cambio di rotta.