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Omicidio Kirk, parte degli Usa si scaglia contro “South Park”, l’iconico programma televisivo in onda ormai da 27 anni

South Park è, da sempre, l’unica scheggia impazzita della produzione audiovisiva statunitense. Da show per adulti in pieno stile della contro cultura Gen X, South Park ha gradualmente virato verso la satira e l’analisi sociale, affrontando temi di grande scomodità pubblicando, di stagione in stagione, di settimana in settimana, episodi di immediata attualità. Vale la pena ricordarne una manciata di esempi: The Passion of The Jew dove Cartman utilizza il film The Passion di Mel Gibson per creare un movimento di ignari antisemiti; Trapped in the Closet, dove viene esposto il credo di Scientology, lo special Not Suitable for Kids che analizza il mondo degli influencers e come vengano venduti e comprati da majors e governi per vendere prodotti ed ideologie e su tutti il film Bigger, Longer & Uncut, vero e proprio manifesto di quello che south park rappresenta: la lotta alla censura e di come quest’ultima possa portare a catastrofi (nel caso specifico del lungometraggio una guerra totale fra Canada e Stati Uniti, un clima di regime e un ritorno di Satana sulla terra con Saddam Hussein a suo seguito).

South park è esplicitamente per adulti, è caustico, grottesco, crudele, porta metafore della società talmente chiare e brutali che è impossibile non coglierle. La stessa censura statunitense ha tentato più volte di fermare i creatori Matt Stone e Trey Parker dal portare la loro critica sociale che, come un diluvio universale, piove su tutti indiscriminatamente da sesso, razza, credo politico e religioso. Nonostante tutto La macchina dei South Park studios non è arrestabile. Gli episodi vengono ideati, animati doppiati e consegnati in un tempo medio di 7 giorni dalla messa in onda, a differenza di altre serie tv che consegnano la stagione intera molto prima della messa in onda. Questa produzione snella permette una attualità immediata, un aggiramento della supervisione del network o della piattaforma di streaming e soprattutto la cancellazione puó essere fatta solo a seguito della prima messa in onda, quando ormai il messaggio è passato. E se nessun network non accetta di mostrare l’episodio poco male, South park ha la sua piattaforma indipendente dove gli utenti possono comodamente vedere tutti gli episodi, da quello in cui il Vaticano viene mostrato come una congrega di pedofili fino a Kanye West che fa sesso con pesci passando per i l’ingenuo Butters che diventa il leader rivoluzionario dei messicani.

È solo per questo tipo di produzione che la 27esima stagione dello show più controverso di sempre riesce andare in onda in un clima di estrema censura e divisione interna come quello degli Stati Uniti del Trump Bis. Stone e Parker infatti, in questa stagione stanno montando una satira feroce contro l’amministrazione trump di livello nucleare senza risparmiare un solo colpo. Emblematico il secondo episodio in cui, mentre Mackey, il consulente scolastico, perde il lavoro e si arruola nell’ICE rimpatriando (senza addestramento né convinzione) indiscriminatamente tutti gli immigrati (perfino la beniamina dei bambini Dora L’esploratrice) abbiamo un Eric Cartman che si improvvisa podcaster di estrema destra alla ricerca di facile guadagno e riconoscimento, sfoggiando argomentazioni e capigliatura identiche al podcaster Charlie Kirk, ucciso l’11 Settembre 2025 con un colpo di fucile di precisione da un ignoto assalitore. Nella finzione il personaggio di Eric Cartman nelle vesti di Charlie sparge odio e argomentazioni antisemite, sessiste, razziste, omofobe pur di creare controversie che si traducono in interazioni che si traducono in moneta sonante (lo stesso motivo per cui Mackey mette da parte i suoi principi per entrare nell’ICE, perché ha delle spese).
Cartman/Kirk Perderà la lotta alla fama contro il compagno Clyde, altro podcaster improvvisato di estrema destra (anche lui ha delle spese, tormentone della puntata) che verrà invece premiato assieme al consulente Mackey da Trump con un soggiorno nell’isola di Epstein. Il velo di satira è sottile come un muro di mattoni.

Ora Charlie Kirk è morto e stamattina i media statunitensi si sono scagliati contro South Park affermando che l’episodio ha contribuito al clima di odio contro Kirk e che episodio e serie Andrebbe cancellato, con buona pace della libertà d’espressione americana che sembra funzionare sempre e solo a fasi alterne. In realtà chiunque abbia visto l’episodio si sarà reso conto che l’immagine che viene data di Kirk è anche molto all’acqua di rose rispetto alla realtà, tanto che Kirk stesso, sicuramente non una persona prona all’autoironia, aveva apprezzato la parodia considerandola divertente. A differenza della feroce caricatura di Trump o di Kristi Noem, veri bersagli dell’attacco di Stone e Parker, la parodia di Charlie Kirk passa in secondo piano. Finché Charlie Kirk, da anni promotore di tematiche che incitano all’odio e provocano polarizzazione estrema, con al seguito estremisti conservatori e Incel (tutta gente assolutamente poco raccomandabile), si è beccato un proiettile che l’ha portato alla morte. Charlie Kirk, classe 1993, sposato con due figli, conservatore fino all’osso e la cui carriera si è basata sulle opinioni più conservatrici e bianche che l’America abbia prodotto (robe da rendere orgoglioso Forrest il fondatore del Ku Klux Klan) e il cui successo si è concretizzato con la deriva autoritarista e smargiassa dell’amministrazione Trump è morto. Colpito da un fucile, che tanto lui amava e difendeva affermando che le sparatorie nelle scuole sono un danno collaterale inevitabile e necessario per mantenere il diritto inviolabile americano di possedere armi da fuoco. Chissà cosa avrà pensato in quegli ultimi istanti.

L’omicidio di Kirk, a corpo ancora caldo, sta venendo strumentalizzato sconciamente dalla stessa amministrazione che ha sostenuto (e politicanti stranieri con busti di Mussolini in casa, non facciamo nomi) per condannare l’opposizione, silenziare e stringere ulteriormente il bavaglio mediatico statunitense e non è continuare a manganellare allegramente i dissidenti.
È storia già vista, uno schema che si ripete fin troppo frequentemente.
Senza il fallito attentato alla sua vita, difficilmente Trump avrebbe avuto una vittoria così netta? Senza l’11 settembre George W. Bush avrebbe avuto un secondo mandato? Senza la statuetta del duomo in faccia Berlusconi sarebbe caduto prima? Potremmo speculare all’infinito.

Quello che possiamo vedere ora è un termometro. Non sarà possibile silenziare South park trasformandolo in uno dei tanti capri espiatori che usciranno nei prossimi giorni a meno di fare un’operazione radicale che lederà profondamente ad uno dei pilastri della società Americana, la libertà di parola, la stessa che permetteva a Charlie Kirk di sputare odio. Se South park sarà costretto a chiudere anzitempo, nonostante il suo sistema di produzione che lo ha tutelato dalla censura, nonostante un contratto da 1.5 miliardi con Paramount, sapremo quanto la libertà di espressione, di satira e di parola sia effettivamente a rischio nel non più illuminato Occidente e quanto, noi cittadini dovremmo ulteriormente preoccuparci per la nostra incolumità e libertà.