Polvere di stelle

Nelle sale è arrivato “Tron Ares”, visionario, elegante, con una colonna sonora Darksynth a cura di Trent Reznor

È uscito finalmente, dopo anni di travagliata gestazione, Trona Ares, terzo capitolo dell’omonima saga iniziato nel lontano 1982 e che dopo “soli” 43 anni vede alla luce la sua visione e reinterpretazione del mondo virtuale. Tron è un franchise peculiare , il primo capitolo fu un flop clamoroso al box office, a fronte dell’innegabile qualità del prodotto. Tron parlava di realtà virtuale, di mondi digitali. Di quei visionari all’Atari , quei pionieri che avrebbero messo le basi per il mondo di oggi. Ci vollero anni perché quell’oscuro film del 1982 con Jeff Bridges divenisse un cult imprescindibile, quando ormai l’umanità era entrata in quell’era digitale descritta in modo cosi affascinante e pericoloso in Tron. 22 anni dopo Tron Legacy, in pieno boom social, ci ha mostrato come il Grid, il mondo virtuale sia profondamente assuefacente e stia acquisendo una autonomia dal mondo umano. Una frontiera del futuro dove abitare nell’immortalità e dove si potrebbero combattere ipoteticamente delle guerre.
Tron Legacy è anch’esso profondamente attuale, visivamente meraviglioso e con una colonna sonora clamorosa del duo francese Daft Punk.

Ma anche Tron Legacy fu accolto tiepidamente da critica e pubblico. Erano gli anni di Avatar, della Reinassance dei film sui morti Viventi, delle distopie sporche e corrotte. La pulizia e la patinatura di Tron era un intruso in un cinema che parlava di altro. Tron è sempre stato di difficile comprensione per il pubblico perché mostra la tecnologia non dal punto di vista del pubblico stesso, ma dal punto di vista del programmatore, dell’avida corporazione e non da meno del programma, un agglomerato di codici che prende vita e interagisce con l’essere umano. Immediatamente dopo l’uscita nelle sale di Tron Legacy fu annunciato immediatamente un sequel che avrebbe seguito direttamente le vicende di Kevin Flynn e la digitale Quorra fuori dal grid, con la benedizione del padre Kevin. Si parlava di una serie televisiva, Tron uprising e un film Tron ascension ma il progetto finì in un Development Hell che ne rimodelló la struttura dalle fondamenta. Scioperi di sceneggiatori ed attori, costi vertiginosi, investimento massicci nelle IP MCU e Star Wars da parte di Disney non permisero ad un ipotetico TRON 3 di vedere la luce.

Eppure TRON è di nuovo fra noi. In un momento in cui il mondo digitale è sull’orlo di un nuovo sconvolgimento. Lo vediamo ogni giorno. Creature digitali, intelligenze artificiali sempre più avanzate interagiscono con noi, imparano, e iniziano a ragionare in maniera imprevedibile. In Tron Ares vediamo corporazioni, le big Tech, in una guerra per il mercato. La Dillinger Corporation, guidata da un esagitato e nevrotico Julian Dillinger( sempre fantastico Evan Peters) vuole dominare il mercato militare con il progetto ARES. Un super soldato digitale infallibile che può essere operativo sul campo in una manciata di minuti e, dovesse morire, potrà essere immediatamente ristampato e rimpiazzato. Una tecnologia che rivoluzionerà il mondo. Peccato che Ares (Jared Leto), o qualsiasi creazione progettata nel GRID non possa sopravvivere fuori dal mondo digitale per più di 29 minuti. C’è una parte di codice mancante all’equazione altresì perfetta. Un santo Graal della programmazione che divide il digitale dal reale. Il codice è in mano alla compagnia rivale EsComm guidata da Eve Kim (Greta Lee) che vorrebbe utilizzarlo per rendere permanenti creazioni digitali più etiche come colture e medicinali. Julian quindi per recuperare il codice, scatena ARES nel mondo reale mentre mette in ginocchio la EsComm con un attacco hacker all’interno del GRID.. 29 minuti sono sufficienti per una macchina da guerra senza scrupoli come Ares per completare la missione.
Ma Ares, come ha imparato a combattere impara la sensazione della pioggia sulla pelle, impara l’empatia, impara a dubitare. Ares vuole diventare umano.
Non c’è molto da dire sul comparto tecnico di un film come TRON ARES. È semplicemente in linea con i predecessori.

Visionario, elegante, con una colonna sonora Darksynth a cura di Trent Reznor che esplode in piena sintonia con il vibrare dei laser rossi sullo schermo. Sembra di assistere ad un laser rock show. TRON ARES rimane anche coerente e fedele ai suoi predecessori. Tutto quello che si poteva amare o odiare di Tron e Tron Legacy è sempre qui in Tron Ares. Si parla di programmatori e programmi, di mondi digitali e corporazioni, di visioni tecnologiche che possono portare ad utopie o a distopie e di come , ed è questo il tassello più importante che TRON ARES aggiunge alla grande narrativa sugli esseri sintetici dentro e fuori il franchise di TRON è che l’umanità passa dalla mortalità.

Il dono della permanenza nel nostro mondo passa direttamente dall’accettare la mortalità. Non esisterà stampante che ci potrà riprodurre nuovamente in pochi minuti con la nostra coscienza e con ciò che abbiamo imparato. In un senso più ampio il dono più grande che Dio (in questo caso Kevin Flynn, il creatore di TRON) abbia dato alle sue creature e che le rende di fatto umane è proprio il dono della mortalità. Quella caducità che tanto ci spaventa ma che, come aveva fatto notare Tolkien nei primi capitoli del Silmarillion, è proprio quello che ci permette di progredire, imparare, evolverci, scoprire ed amare. Un dono ambiguo, strano, quasi una maledizione per alcuni, ma che è alla base di tutte le conversazioni sulla natura umana.
Ma non aspettatevi un film metafisico o concettuale, va sempre ricordato che TRON è un prodotto Disney e non A24. TRON ARES è prima di tutto un prodotto di fresco intrattenimento con tanta azione e una dose di sano umorismo. È un prodotto pulito, puro, forse troppo rispetto a quanto siamo abituati. Non è perfetto ma non mira neanche alla perfezione. Nel suo scopo di intrattenere TRON colpisce nel segno senza troppi problemi o giri di parole e lascia il giusto spazio ad affascinanti riflessioni per chi ha il tempo e la volontà di coglierle.