Esteri

Negoziati su Gaza al via in Egitto: l’ultimatum di Trump ad Hamas e la spinta su Netanyahu

Inizia una settimana cruciale per Gaza.

Il presidente americano incalza il premier: «Perché sei così negativo? È una vittoria per te». Poi minaccia gli islamisti: se non rilasciano gli ostaggi e cedono il potere saranno annientati, ma apre a modifiche del piano. Il premier israeliano Benjamin Netanyahu a Euronews: «Non posso garantire che Hamas accetterà di rilasciare gli ostaggi. Credo sia possibile. Spero che accada, ma non posso garantirlo». Il presidente Usa Donald Trump alla Cnn: «Se non dovesse accadere», se Hamas rifiuterà di liberare gli ostaggi e di «cedere il potere e il controllo» di Gaza, deve sapere che rischia «il completo annientamento». Ma noi «speriamo di poter concludere questa situazione nel modo più semplice e non in quello più difficile». Poi la strigliata a Netanyahu: «Non capisco perché sei sempre così fottutamente negativo. Questa è una vittoria. Accettala».

Un altro giorno di altalena, ieri, fra i timori di insuccesso e la speranza del lieto fine sull’accordo di pace. Oggi comincia la settimana dei colloqui egiziani a Sharm el-Sheikh, dove saranno ospitate le delegazioni di Hamas e di Israele e dove arriveranno anche l’inviato degli Stati Uniti per il Medio Oriente, Steve Witkoff, e il genero del presidente Usa (suo «consigliere non ufficiale») Jared Kushner. Comincia una settimana che potrebbe riscrivere la storia e la stabilità del Medio Oriente oppure, se andasse male, potrebbe decidere la cattiva sorte degli ostaggi ancora vivi nelle mani di Hamas (fra i 20 e i 22).

«Le negoziazioni sono in corso proprio adesso» ha detto da Washington il tycoon ieri sera, lasciando intendere che le trattative sono in qualche modo già partite, al di là del tavolo negoziale che si aprirà formalmente oggi. Ha pure aggiunto che «stanno andando bene» e che «ci vorranno un paio di giorni», prima di aprire a un margine di mediazione fra i tanti punti che Hamas chiede di modificare («ci saranno sempre alcuni cambiamenti»).

Anche il movimento islamista fa filtrare informazioni sulle sue richieste. All’emittente saudita Al-Sharq alcuni suoi funzionari hanno spiegato che il punto di partenza per sedersi al tavolo è questo: un cessate il fuoco completo, con la sospensione di tutte le operazioni militari israeliane, il ritiro delle truppe dell’Idf nelle posizioni che occupavano durante il precedente accordo firmato a gennaio, ovvero al di fuori delle aree popolate della Striscia di Gaza, e la sospensione delle attività dell’aviazione e dei droni per dieci ore al giorno, dodici ore nei giorni in cui si svolgono gli scambi di prigionieri.

La questione del ritiro israeliano è cruciale per arrivare a un esito positivo del piano di pace e fonti vicine ai mediatori dicono che le trattative dovrebbero riguardare anche discussioni sulle rotte e sulle tempistiche dell’uscita dei militari israeliani dalla Striscia. Voci non confermate parlano poi di richieste sulla liberazione di terroristi che hanno partecipato al 7 ottobre in cambio degli ostaggi israeliani (che fra vivi e morti sono 48). Intanto l’Egitto comincia ad allestire nelle aree a nord di Nuseirat grandi campi profughi per ospitare gli sfollati che dovrebbero arrivare da Gaza nord, mentre dalla Striscia il ministero della Salute di Hamas diffonde l’ultimo bilancio annotato nella contabilità della guerra: 67.139 dal 7 ottobre e quasi 170 mila feriti.

 

(Fonte Corriere della Sera)