Nazionale, si chiude defintivamente l’era Gattuso: spazio a Baldini in attesa del futuro commissario tecnico
La spedizione azzurra verso i Mondiali americani si è interrotta bruscamente a Zenica, e con essa si chiude ufficialmente il capitolo di Gennaro Gattuso sulla panchina della Nazionale. Il tecnico calabrese ha rassegnato le dimissioni, trovando un accordo consensuale con la Federcalcio. Una scelta non scontata nei modi, ma necessaria nei fatti, volta soprattutto a tutelare i propri collaboratori in un momento, che si auspica, di totale rifondazione del calcio italiano. Il contratto di Gattuso era legato a un filo sottile: la scadenza era fissata al 21 luglio, proprio all’indomani della finale del mondiale, con una clausola di rinnovo automatico in caso di qualificazione. Il verdetto del campo in Bosnia ha però cancellato ogni scenario di continuità. Dopo aver smaltito solo in parte la cocente delusione sportiva e aver assistito al terremoto dei vertici federali — con le dimissioni del presidente Gravina e del capodelegazione Buffon, coloro che lo avevano fortemente voluto lo scorso giugno — l’ex ct ha deciso di farsi da parte. In questo vuoto di potere, la Federazione ha deciso di affidare la squadra, in via temporanea, a Francesco Baldini. L’inserimento “ad interim” di Baldini serve a traghettare il gruppo in un periodo di estrema fragilità psicologica e tecnica. Non si tratta di una scelta definitiva per il futuro, ma di una soluzione interna volta a garantire la gestione ordinaria e a preparare il terreno per chi dovrà ricostruire dalle macerie. Baldini avrà il compito di gestire i prossimi impegni ufficiali senza la pressione di un grande obiettivo immediato, ma con l’obbligo di ridare quel poco di dignità alla maglia Azzurra. La ricostruzione che partirà dopo la parentesi Baldini non dovrà riguardare solo i moduli tattici o la scelta degli uomini, ma la capacità di riaccendere un entusiasmo e un senso di attaccamento che oggi sembra svanito sotto il peso dell’ennesimo fallimento sportivo. Per l’Italia del calcio, il 2027 non è poi così lontano, e il tempo per smettere di sbagliare deve considerarsi come già inziato.
