Cronaca

Madre e lavoratrice non ha orari di lavoro fissi, fa causa all’azienda e il giudice le dà ragione

Non solo lavoro, esiste anche una vita da poter organizzare per chi è genitore. Orari lavorativi che cambiavano di continuo, il Tribunale di Firenze accoglie il ricorso di una donna e fissa i paletti per chi ha contratti a tempo parziale. Una 50enne di origini campane era stata assunta nel 2023 con un contratto a tempo parziale ma indeterminato, come addetta ai servizi di ristorazione di un bar che ha sede nella stazione ferrovia di Santa Maria Novella a Firenze, dopo circa un anno di contratti a termine. Ma subito dopo l’assunzione definitiva alla donna non vengono mai forniti orari fissi di lavoro. Gli orari le venivano comunicati settimanalmente via Whatsapp e non erano mai uguali. Lei ha però una figlia da accudire e chiede all’azienda di avere degli orari certi di lavoro, in particolare di mattina ma non riesce a trovare un accordo. A quel punto tramite il suo legale si rivolge al Tribunale che nei giorni scorsi le ha dato ragione in toto, ordinando all’azienda di farla lavorare 6 ore al giorno per 6 giorni lavorativi, con orario fisso dalle 6 alle 12 o dalle 7 alle 13. Il giudice del Lavoro del Tribunale civile fiorentino, Adriana Mari, ha inoltre condannato la ditta a titolo di risarcimento di pagarle l’8% della sua retribuzione mensile dalla data dell’assunzione (gennaio 2023) alla data del deposito del ricorso (settembre 2024), più circa 3 mila euro di spese legali. Per il giudice l’azienda “ha violato l’obbligo di determinazione della collocazione temporale della prestazione lavorativa nel contratto di lavoro part-time”. Nei contratti di lavoro part-time, infatti, è obbligatorio indicare per iscritto la precisa collocazione temporale della prestazione (giorno, settimana, mese, anno). Tra l’altro nel caso specifico, al fine della determinazione dell’orario di lavoro il Tribunale fiorentino ha tenuto conto delle prescrizioni che il medico aziendale aveva disposto nei suoi confronti, e cioè “l’adibizione della donna al solo turno mattutino”. Nessun dubbio per il giudice che accogliendo il ricorso dell’avvocatessa Sara Simoni ha stabilito che la turnazione adottata dalla ditta finora nei confronti della donna, “non preventivamente e rigidamente prestabilita, non sia rispettosa della necessità di una definita predeterminazione della prestazione lavorativa del dipendente”, con riferimento al giorno, alla settimana, al mese e all’anno e, che quindi, non era “conforme al paradigma normativo”. Il Tribunale fiorentino in sentenza ha preso spunto anche da un recente sentenza della suprema corte di Cassazione, del 2024, che aveva sancito “la normativa si pone l’obiettivo di contemperare le esigenze del datore di lavoro di utilizzazione della prestazione in forma ridotta, e del lavoratore di poter consapevolmente organizzare il suo tempo, in modo da poter gestire le sue attività di lavoro ulteriori e di vita quotidiana”. La donna ora potrà lavorare ad orari precisi e fissi, e organizzare meglio il resto della sua giornata.

 

(Fonte Corriere Fiorentino)